Antibiotici, se per fare un dosaggio serve la laurea in matematica

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Cristina Marrone

DATA: 23 ottobre 2016

Questo genere di farmaci li prescrive il pediatra, ma in caso di emergenza o dubbi il foglietto illustrativo può essere un vero rompicapo. La mancanza di tabelle con gli ml per chilo rende tutto più complicato.

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Ci risiamo. Marco ha mal di denti. Da pochi giorni è stato dal dentista ma eccolo dolorante che si contorce sul divano. Possibile? La mamma osserva il molare incriminato e con orrore scopre che il piccolo ascesso destinato a guarire da solo si è in realtà trasformato in un bubbone tutto bianco. Che fare? Parte la prima telefonata, alla dentista, che per l’aggravamento dell’infiammazione suggerisce di somministrare un antibiotico a base di amoxicillina per sei giorni. Che fortuna, il farmaco è in casa ancora intonso, residuo della farmacia da viaggio di una vacanza all’estero. È uno degli antibiotici più utilizzati in Italia e contiene amoxicillina e acido clavulanico. La dose? «Legga pure il foglietto illustrativo» rassicura la dottoressa. Così, poco prima di cena, la madre dà un occhio veloce al «bugiardino». Poi sgrana gli occhi, si siede e si concentra. Ma non capisce. Sulla confezione del farmaco c’è scritto 400mg/57mg/5ml: per i profani piuttosto sibillina. Ma il foglietto illustrativo non aiuta a chiarire. Ecco che cosa riporta: «Dose usuale: da 25mg/3,6 mg fino a 45 mg/6,4 mg per Kg di peso corporeo al giorno, somministrata in due dosi successive». Di seguito ci sono i consigli per la dose più alta: «Fino a 70mg/10/mg per chilo di peso corporeo al giorno, somministrata in due dosi successive». Perché quella doppia dicitura? Qui per fare i conti serve una laurea in matematica!

I calcoli

L’unica cosa chiara scritta lì sopra è che l’antibiotico va somministrato prima del pasto o appena si comincia, e Marco da un po’ ripete in modo ossessivo: «Ho fame». Bisogna fare in fretta. La mamma chiama al volo un suo amico medico per chiedere lumi. E lui esordisce: «Ahia, i dosaggi degli antibiotici per i bambini non sono semplici». Dopo qualche minuto di ragionamento e qualche conto in base al peso di Marco, 18 chili, ecco la formula magica: 4 ml a dose, ogni 12 ore. Però questa mamma non è del tutto convinta perché ha intuito che il conteggio non è stato poi così banale. Serve una controprova. Chi meglio di un farmacista può essere d’aiuto per trovare una conferma? Ecco la seconda telefonata, alla farmacia di turno. Dall’altra parte del capo il farmacista risponde piuttosto scocciato: «Perché il pediatra non ha dato il dosaggio?». La mamma spiega come sono andate le cose, lui fa un conto approssimativo tenendo come esempio la figlia, che pesa 13 chili e alla fine anche lui sciorina la formuletta: «8ml a dose per due volte al giorno». La mamma è disorientata e c’è da crederle: il dosaggio suggerito dal farmacista è esattamente il doppio di quello proposto dal dottore. Quindi azzarda la domanda: «Ma è sicuro? Forse intende al giorno, quindi due dosi da 4 ml?». Il farmacista è categorico. La mamma preferisce non rischiare un sovradosaggio. Così si arma di una siringa-dosatore (nella confezione c’è solo un cucchiaio dosatore che segna 2,5ml e 5 ml) e opta per un 4,5 ml in attesa di chiarire il tutto con la pediatra la mattina dopo. Alle 7,30, prima che Marco si svegli, la terza telefonata. La pediatra con tono rassicurante spiega prima di tutto che 400mg/57mg/5ml significa che in 5 ml ci stanno 400 mg di un principio attivo e 57 del secondo. Poi chiede il peso del bambino, fa un rapido conto e conclude: «La dose giusta per il mal di denti sarebbe 5,8 ml per due volte al giorno, ma per comodità va bene anche 5,5». Ecco un terzo dosaggio. La mamma si fida naturalmente della pediatra e va avanti con quanto le è stato suggerito.

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L'EQUAZIONE PER DOSARE GLI ANTIBIOTICI

Triplo problema

Ma come è possibile che una madre di media cultura non sia stata in grado di interpretare un foglietto illustrativo che in teoria dovrebbe essere alla portata di tutti? E perché tre diversi professionisti hanno dato tre dosaggi diversi? Va sottolineato che gli antibiotici vanno assunti solo se prescritti e le dosi sono decise del medico che li prescrive, però può sempre sorgere un dubbio o ci si può trovare di fronte a un’emergenza, come è successo in questo caso. «Questa storia rispecchia un problema reale perché con i bambini non ci si può comportare come con gli adulti, dal momento che sono in crescita e il loro peso è variabile — spiega Antonio Clavenna, farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano — e in questo specifico farmaco il problema è triplo: i dosaggi possono cambiare in base alla gravità e al tipo d’infezione, ad esempio per l’otite in genere viene somministrata la dose massima. Anche la frequenza può cambiare: nei casi più complessi il farmaco viene assunto tre volte al giorno e non due. Infine, a confondere ulteriormente le idee è la presenza di due principi attivi: l’amoxicillina e l’acido clavulanico. Per tutti questi motivi è bene rivolgersi sempre al pediatra».

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GLI ERRORI PIÙ COMUNI NELLA SOMMINISTRAZIONE DEGLI ANTIBIOTICI

Semplificare

«Questo “bugiardino” può confondere — aggiunge Nicola Principi, professore di pediatria all’Università di Milano —. Il farmaco è un preparato che contiene due molecole diverse, amoxicillina e acido clavulanico. La prima è il vero antibiotico, la seconda è la sostanza che ha la capacità di bloccare alcuni enzimi elaborati dai batteri che distruggono l’amoxicillina: così l’amoxicillina amplia il proprio raggio di azione. Se nel bugiardino ci fosse scritto quanti ml di liquido per chilo sono necessari per la dose tutto sarebbe molto più semplice». E sulla necessità di semplificare è d’accordo anche Clavenna: «Bisognerebbe tentare di creare tabelle comprensibili a tutti che indichino la quantità di farmaco proporzionato al peso. Inoltre un altro problema che ci viene segnalato dai pediatri è che i dosatori degli antibiotici sono spesso diversi: alcuni calcolano il volume, altri il peso del farmaco creando confusione, soprattutto se si passa dal farmaco commerciale al generico. Certamente bisognerebbe trovare il modo di uniformarli e renderne l’utilizzo più semplice».

Antibiotici e «fai da te» spesso all’origine di resistenze e allergie

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Elena Meli

DATA: 23 ottobre 2016

Il problema è l'appropriatezza prescrittiva: nell'80% delle infezioni nei bambini l'origine è virale e l'antibiotico non serve, ma nell'80% dei casi viene prescritto

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Se con tutti i farmaci pediatrici il fai da te non è raccomandabile,con gli antibiotici è proprio un azzardo. Lo ha sottolineato un documento di consenso della Federazione Italiana Medici Pediatri per ribadire i casi in cui servono e quelli (tanti) in cui se ne può fare a meno. «L’eccesso di antibiotici nei bimbi non è un problema di costi per i Servizio sanitario–— dice Mattia Doria, coordinatore scientifico del documento FIMP –— Il guaio è la mancanza di appropriatezza prescrittiva. L’80% delle infezioni nei piccoli è virale e non risente dell’uso dell’antibiotico, che però viene prescritto nell’80 per cento dei casi». Stando all’Agenzia Italiana del Farmaco, il 53% dei bambini riceve almeno un ciclo di antibiotico l’anno. I rischi? «Favorire la comparsa di germi resistenti e non salvaguardare la flora batterica intestinale», spiega Doria. Due problemi forieri di eventi avversi: è stato dimostrato di recente, per esempio, che dare gli antibiotici a bimbi molto piccoli si associa a un maggior rischio di allergie proprio perché si provocano squilibri nelle popolazioni di batteri intestinali. Ma la conseguenza peggiore è che a furia di essere bombardati con i medicinali, i germi selezionano ceppi che, grazie a mutazioni casuali, sono resistenti alle cure, sopravvivono e si moltiplicano. Se a ciò si aggiunge la carenza di nuovi antibiotici si comprende perché nel mondo si stimino dieci milioni di morti da batteri super-resistenti entro il 2050. Come sottolinea il documento Fimp: il sistema immunitario può gestire molte infezioni e gli antibiotici non dovrebbero essere prescritti, o si dovrebbe aspettare a farlo, per vedere l’evoluzione dei sintomi, nei casi acuti di raffreddore, otite media, mal di gola, tosse, sinusite, bronchite, faringite e tonsillite.

Sei buone abitudini per prevenire i malanni invernali nei bambini

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: 

DATA: 31 gennaio 2016

Dai lavaggi nasali frequenti alla temperatura in casa non troppo alta: ecco alcuni consigli (in sei schede) contro raffreddore, tosse, mal di gola e otite. I disturbi delle vie respiratorie superiori, molto comuni nei bambini, hanno spesso origine virale e non vanno trattati con farmaci, perché si risolvono spontaneamente nel giro di pochi giorni.

Le schede sono consultabili cliccando sul link