I bambini non hanno (quasi) mai sete: ecco perché e come correre ai ripari

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Laura Cuppini

DATA: 22 novembre 2016

Secondo un’indagine di Gfk, solo un genitore su due si informa se il figlio ha bevuto nel corso della giornata e uno su tre non conosce il fabbisogno idrico nelle diverse età. Una guida della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale aiuta ad affrontare la questione nel modo migliore.

 

Ma quanto devono bere i bambini?

«Quanto hai bevuto oggi?»: la domanda è sulla bocca di molti genitori a fine giornata. Molti, ma non tutti: secondo un’indagine Gfk solo un papà/mamma su due (54%) si informa se il proprio bambino si è idratato a sufficienza. L’analisi è stata presentata a Roma in occasione del convegno «Bere bene per crescere bene» promosso da Federazione Mondiale Termalismo e Climatoterapia (Femtec) e Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps). «Una corretta idratazione può contribuire a prevenire molteplici patologie e a garantire il giusto sviluppo» sottolinea Umberto Solimene dell’Università di Milano, presidente Femtec. Ma solo il 37% dei genitori pensa che lo stimolo della sete sia un segnale di disidratazione che va prevenuto, visto che può portare a una riduzione delle prestazioni fisiche e mentali. Inoltre molti genitori non sanno che l’insufficiente assunzione di acqua da bambini è associata a un rischio maggiore di sviluppare obesità. «L’idratazione è fondamentale per una sana crescita e per lo sviluppo dei più piccoli; al contrario, un’idratazione inadeguata è associata al peggioramento dello stato di salute mentale, fisico ed emotivo» spiega Giuseppe Di Mauro, pediatra di famiglia e presidente Sipps.

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Il sonno perduto dei bimbi: dormono un’ora di meno

FONTE: la Repubblica.it

AUTORE: Elena Dusi

DATA: 15 febbraio 2012

In un secolo televisione e internet hanno tolto tempo al sonno. La notte dei bambini si è ristretta: 73 minuti in meno ogni notte. Così le ore di riposo tra 0 e 18 anni ridotte in media a 9 ore e 10 minuti, di più fra gli adolescenti.

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"LA FRETTA e la tensione della vita moderna sono alla base dell'insonnia" scriveva il British Medical journal. Era il 1894, luce artificiale e libri erano accusati di disturbare il riposo dei bambini. E il nostro rapporto col sonno stava imboccando una china ripida. Se già un secolo fa ci si lamentava per la mancanza di sonno, oggi le notti dei bambini si sono accorciate di altri 73 minuti.

Lo hanno calcolato tre ricercatrici dell'università dell'Australia del sud ad Adelaide, preoccupate per il restringersi di una coperta - quella del riposo notturno - che avanza sempre più. E che pur essendo imputato alla vita moderna, è un fenomeno iniziato in realtà più di un secolo fa.

Le studiose guidate da Lisa Matricciani hanno ripescato dagli archivi medici tutti gli studi relativi a sonno e bambini: ore consigliate, disturbi più diffusi, durata effettiva del riposo. Da 300 resoconti hanno estratto i contorni di un fenomeno che procede inesorabile: la colonizzazione del tempo notturno che un secolo fa era imputata ai libri, poi fu attribuita alla radio ed ora vede come accusati internet, telefonini e tv.

I 73 minuti citati dallo studio pubblicato su Pediatrics sintetizzano quanto si è accorciata la notte dei bambini e dei ragazzi fra 0 e 18 anni. Rappresentano il valore medio di tutte le età, anche se nella realtà il sonno consigliato dai medici varia fra le 16 ore delle prime settimane di vita alle 8-9 ore dei 18 anni. Messi tutti insieme, i ragazzi del 1897 dormivano poco più di 10 ore e 20 minuti a notte, mentre oggi il riposo complessivo si è ridotto a 9 ore e 10 minuti.

Se si guarda all'interno delle fasce d'età, si scopre però che a ridurre le ore di sonno sono soprattutto gli adolescenti (91 minuti in meno tra 16 e 18 anni). Fra le varie regioni del mondo, Europa continentale, Stati Uniti e Canada amano le ore piccole più di Australia, Gran Bretagna e Scandinavia, dove invece il tempo dedicato al riposo è aumentato rispetto a un secolo fa.

Dormire poco rende i bambini irritabili, gli impedisce di concentrarsi a scuola e imparare. Ha effetti deleteri sulla bravura negli sport e indebolisce il sistema immunitario. Recentemente si è scoperto che la mancanza di sonno innesca anche un gioco di ormoni responsabile di aumento dell'appetito e obesità. Ma quanto effettivamente sia necessario riposare è un dato che continua a sfuggire agli scienziati.

Se nel 1897 i medici raccomandavano che un bimbo di 2 anni dormisse 16 ore, oggi i consigli variano tra le 11 e le 13,5 ore. E mentre nel 1933 per un ragazzino di 5 anni 12 ore erano ritenute ottimali, oggi ci si accontenta di 11 ore. Mettendo insieme tutti i consigli del secolo, le ricercatrici dimostrano che oltre al sonno effettivo, anche quello raccomandato è diminuito di 71 minuti.

Lo scarto fra sonno reale e sonno ottimale resta dunque costante: circa 37 minuti di ammanco nella media di tutte le età. E alla fine le scienziate australiane scelgono di affidarsi a un consiglio basato sui ritmi della natura che poco riflette gli sforzi di un secolo di medicina: "Un bambino dovrebbe svegliarsi da solo al mattino. Se non lo fa, occorre mandarlo a letto prima".

Bimbi infelici, le scuole insegnino ai genitori come crescere i figli

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Caterina Belloni

DATA: 25 giugno 2016

In Gran Bretagna un bambino su 10 soffre di disturbi psicologici. L’appello del direttore della Facoltà di Salute Pubblica: «Troppi piccoli ansiosi, anoressici o obesi»

In Gran Bretagna un bambino su dieci soffre di problemi psicologici, dall’ansia all’anoressia o all’obesità. Ad annunciarlo è una ricerca condotta dalla Fph, la Faculty of Public Health, organismo di riferimento per la programmazione degli interventi di salute e benessere cui fanno riferimento oltre tremila professionisti del Regno Unito. Secondo il presidente di Fph John Ashton il problema è grave e per risolverlo occorre intervenire sulla famiglia. Perché i genitori svolgono un ruolo chiave nella prevenzione dei disturbi psicologici e mentali, anche se spesso non se ne rendono conto. Per questo Ashton ha proposto che nelle scuole vengano promosse lezioni per mamme e papà, in modo da prepararli a scoprire i sintomi del disagio e ad intervenire, soli o insieme a degli specialisti, per curare il problema.

A scuola di genitorialità

L’idea delle lezioni per i genitori è stata accolta positivamente dal corpo docente ed è allo studio del governo, anche perché trovare una soluzione ai problemi di carattere psicologico significherebbe risparmiare sulle spese sanitarie, voce sempre in affanno nel bilancio britannico. I problemi mentali e psicologici hanno un peso, anche in termini economici, pari a quello delle malattie fisiche e lasciano spesso segni peggiori. Secondo la ricerca del Fph molti studenti in difficoltà non ricevono abbastanza attenzione da istituzione scolastica e familiari. Come ha dichiarato pubblicamente il professor Ashton «negli ultimi 70 anni si è lavorato molto per far nascere e crescere bambini sani, ma non altrettanto si sta facendo sul fronte psicologico». Al punto che, quando lascia la scuola a sedici anni, il quindici per cento dei ragazzi ha problemi di ansia, stress, disordini alimentari. Insomma, va bene lavorare sul fronte della salute e della prevenzione in chiave fisica, ma non bisogna dimenticarsi che anche la mente deve essere sana.

 

Intervento a tutto tondomedia

Soprattutto i primi mille giorni del bambino hanno un’influenza sul suo benessere, ma spesso ai genitori mancano degli strumenti adeguati per capire come agire per il meglio. Quindi, spazio ai corsi a scuola ma non solo. Secondo il professor Ashton i network e i social media potrebbero diventare uno strumento di diffusione di buone pratiche per la salute dei figli, ma anche la rete di visite mediche promosse nelle scuole, con le infermiere che periodicamente vanno nei diversi istituti per incontrare i ragazzi. Infine la creazione di una linea telefonica di supporto, attiva 24 ore al giorno, sette giorni su sette, viene guardata come un elemento positivo, soprattutto nella fase complicata e delicata dell’adolescenza. Gli specialisti della Fph sono pronti a mettersi in gioco per questo intervento a 360 gradi in favore delle nuove generazioni, che punterà su programmi integrati, da promuovere nelle scuole, negli studi dei medici di famiglia, nei centri sociali di quartiere ma anche nei luoghi di lavoro. Se mamma e papà non possono lasciare l’ufficio per seguire le lezioni a scuola.