FONTE: Pietro Bordo
AUTORE: Pietro Bordo
DATA: 19 giugno 2026
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Il maestro Pietro Bordo ricevuto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Mercoledì 3 giugno 2026 sono stato ricevuto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Gli ho esposto il mio progetto di riforma della scuola dicendogli che tutti gli operatori scolastici dovrebbero usare l’energia più potente dell’universo, l'energia atomica dell'amore, rivoluzione copernicana che può cambiare la scuola attraverso le relazioni umane, personali, individuali, fra docenti, alunni e genitori.
Gli ho detto che i docenti dovrebbero ricordarsi che ogni alunno è prima di tutto una persona, con tutti i suoi problemi; che quando entra in aula non lascia fuori della porta e quando sono seri gli impediscono di concentrarsi nello studio. Che i rapporti personali fra l’uomo docente e le persone genitori, e fra di loro, docenti e genitori, e il futuro uomo, l’attuale ragazzo, rappresentano la vera soluzione dei tanti problemi della scuola, in primis bullismo e violenza, e, di conseguenza, della società. Ho aggiunto che sono riuscito a farlo anche a Tor Bella Monaca, quartiere di Roma “difficile”. Ed io non sono né un genio, né un santo.
Gli ho anche parlato dell’assurdità che sulle quaranta ore settimanali del tempo pieno, in tutte le cinque classi della scuola primaria, le ore dedicate alla lingua italiana sono generalmente solo sei.
Il Ministro è stato molto sensibile a tutte le mie affermazioni e le ha condivise, pur manifestrando la difficoltà di andare contro la corrente culturale che domina la scuola.
Ho saputo successivamente che il Ministro ha detto "È stato un bellissimo incontro".
Quello che segue è quanto detto sopra con moltissimi particolari in più
Per quarantotto anni ho insegnato nella scuola elementare (mi piace chiamarla così): prima nella parificata, poi nella privata, poi nella paritaria e gli ultimi tredici anni nella pubblica. Ho scritto un libro “Il maestro Pietro ed i suoi alunni”, con il sottotitolo “ancora amici dopo 40 anni”, che non è casuale. Forse le è già arrivato; nel dubbio… eccolo di nuovo. Sono brevi racconti. Il primo e l’ultimo sono tra i più belli. Il mio dentista leggendo il primo racconto, dura qualche minuto, si è commosso. L’ultimo mostra cosa può passare nella mente di un bambino di sei anni, che mi ha detto, piangendo disperatamente, che non aveva veri genitori. In mezzo, il racconto della paura delle mie colleghe della statale, che non volevano approvare una mia recita di Natale poiché si nominava troppe volte Gesù.
Le prove Invalsi testimoniano continuamente le carenze di tanti alunni, elementari e medie, soprattutto in lingua italiana, che ha una funzione propedeutica per tutti gli apprendimenti e per lo sviluppo ottimale delle funzioni intellettive, del pensiero.
Le docenti di italiano delle superiori dicono che il 75% degli studenti che escono dalla scuola media hanno competenze linguistiche insufficienti.
I docenti universitari si lamentano che molti studenti non comprendono bene neanche gli avvisi.
Servirebbe, nel breve termine, un cambiamento significativo ed immediato della situazione; ed uno nel medio termine, più importante.
Poiché conosco bene il “campo di gioco”, ritengo che il primo cambiamento si possa fare in un anno o due, senza stravolgimenti, a costi bassissimi in rapporto ai risultati prevedibili.
Ne ho parlato con tante colleghe docenti di italiano della pubblica e ne sono entusiaste.
Sulle quaranta ore settimanali del tempo pieno, in tutte le cinque classi della scuola primaria, le ore dedicate ad italiano sono sei! Incredibile, ma vero. Bisognerebbe dare almeno undici ore a lingua italiana. Anche matematica ha sei ore. Ne servirebbero almeno otto. Lingua inglese ne ha tre, ne servirebbero almeno sei. Ho chiesto a decine e decine di colleghe, forse centinaia, anche quelle precarie che si spostano continuamente ogni anno in varie scuole, anche di altre città e tutte mi hanno dato numeri uguali.
Prima di parlare del cambiamento di medio termine, devo fare una premessa.
Per risolvere i problemi che da decenni affliggono la scuola si cercano soluzioni mirabolanti, straordinarie, geniali, innovative. generalmente basate sui miracoli della tecnologia, nuova “religione” per tantissime persone. Chiarisco: nulla contro la tecnologia, ma va ben usata, e quando serve.
Chi cerca di risolvere questi problemi, che generalmente non sta in aula, non sa che per cambiare sul serio la scuola tutti i docenti e gli operatori scolastici dovrebbero usare l’energia più potente dell’universo, l'energia atomica dell'amore, rivoluzione copernicana che può cambiare la scuola (relazioni umane, personali fra docenti, alunni e genitori). I docenti dovrebbero ricordarsi che ogni alunno è prima di tutto una persona, con tutti i suoi problemi; che quando entra in aula non lascia fuori della porta (esempio nel libro: pianto dirotto di un bambino, “Io non ho veri genitori”).
I rapporti personale fra l’uomo docente e le persone genitori e fra di loro, docenti e genitori, e il futuro uomo, l’attuale ragazzo, rappresentano la vera soluzione dei tanti problemi della scuola e, di conseguenza, della società.
Le relazioni umane per svilupparsi necessitano di contatti personali. Fra gli obiettivi dei docenti dovrebbe esserci l’impegno a realizzare una relazione almeno buona con tutti i genitori e significativa con tutti gli alunni, fatta non solo di insegnamenti ed informazioni.
Il bambino deve capire che è accolto, accettato, amato a prescindere da qualsiasi altra considerazione. Altro che incluso.
Allora il ragazzo darà il meglio di sé. Con me è sempre successo. Tutto ciò in stretta collaborazione con i genitori, con effetto sinergico; sempre constatato. Ed accade anche ad altri docenti, quelli che ci provano.
Il tutto si potrebbe realizzare, più o meno bene, prevedendo, un tempo scolastico da dedicare ai colloqui individuali dei docenti con gli alunni e con i genitori. I docenti all’inizio dovrebbero attingere alle proprie risorse personali, usando la regola “primum non nocere”; poi successivamente potrebbero essere preparati con appositi corsi di formazione, come quelli ai quali ho partecipato io nei decenni.
Negli ultimi anni ai colloqui con i genitori della pubblica io e le mie colleghe eravamo almeno in sei ed avevamo sette minuti per ogni famiglia. Circa un minuto a docente. Ridicolo. Ma alla fine delle lezioni, all’uscita, io ero sempre disponibile con i genitori. Ed i miei colloqui individuali con ogni bambino anche alla statale non sono mai mancati: uscivo dall’aula approfittando della presenza dell’insegnante di sostegno. Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria italiana, diceva che le relazioni umane curano. E lui quando serviva prescriveva farmaci.
Con la premessa appena fatta, ecco brevemente descritti i tre fattori specifici che, nel medio termine, concretamente, possono migliorare radicalmente la situazione nella scuola primaria e negli altri ordini di grado, oltre alle ordinarie competenze professionali specifiche.
1° fattore: Migliorare di molto la collaborazione scuola-famiglia, che produrrebbe effetti sinergici incredibili sulla crescita del ragazzo.
Scuola e famiglia si devono scambiare informazioni, formulare diagnosi, progettare interventi mirati per ogni singola necessità del bambino. Ho sempre constatato che la maggior parte dei ragazzi sono dei Giano Bifronte: un volto a casa ed uno a scuola.
È evidente, ineludibile, che tocca ai docenti creare un buon rapporto con le famiglie, a qualsiasi costo.
Un rapporto stretto, possibilmente cordiale, con i genitori. Soprattutto con quei genitori con i quali possa sembrare impossibile il solo parlare. Mi creda: si può fare! Son riuscito a farlo anche a Tor Bella Monaca, quartiere difficile di Roma. E io non sono né un genio, né un santo.
2° fattore: Impegno dei docenti a realizzare una relazione significativa con tutti gli alunni, fatta non solo di insegnamenti ed informazioni, ma di comprensione ed accoglienza. Solo così l'intervento educativo può essere efficace.
Tutti i bambini con i quali ho parlato ne sono stati felici, hanno aperto il loro cuore e quindi il loro impegno scolastico è stato ottimale. Quante volte i bambini mi hanno chiesto di parlare in privato! E dei problemi poi parlavo con i genitori. Quanti problemi abbiamo risolto, che hanno cambiato la vita dei bambini.
Le relazioni significative di cui ho già parlato sopra durano nel tempo. Io mi vedo e sento con continuità, a tu per tu ed in gruppo, con miei ex alunni, con età compresa fra i venti ed i cinquanta anni. E mi chiedono anche consigli per i loro figli.
3° fattore: Sforzo che devono fare i genitori per trovare il tempo di parlare con i figli.
Il terzo fattore, che in realtà è una parte significativa del primo, e di riflesso può migliorare notevolmente la situazione nella scuola primaria e anche negli altri ordini di grado, è la comunicazione genitori-figli. I genitori devono essere aiutati dai docenti a capire che devono fare qualsiasi sforzo per trovare il tempo di parlare con i figli, tutti i giorni possibilmente, anche solo cinque-dieci minuti. Ciò per conoscerli, quindi capire i loro problemi appena insorgono ed aiutarli. Ed avere la grande gioia di comunicare con loro.
Così facendo i genitori difficilmente rischieranno di trovarsi davanti a comportamenti gravissimi dei loro figli, che li costringono ad ammettere di “non conoscerli”.
Se una mamma parla quasi quotidianamente con la figlia difficilmente scoprirà solo dopo la sua morte che la figlia era da mesi sottoposta a pressioni di inaudita violenza verbale dal fidanzato, poi diventate femminicidio.
Ovviamente la maggior parte dei genitori ignorano i fattori suddetti. Devono essere i docenti ad informarli. Io nelle assemblee dei genitori parlavo di questi argomenti. Anche alla pubblica, e la Preside e le mie colleghe erano contente. Ed anche i genitori. La necessità dei colloqui genitori figlio fin dai sei anni era il primo argomento che affrontavo nella prima assemblea di classe in prima elementare.
Utilizzando i tre fattori suddetti si può migliorare molto la qualità della vita degli studenti, il loro impegno nello studio, quindi i loro apprendimenti, e ridurre drasticamente gli episodi di abbandono scolastico e di bullismo.
Lo so che posso sembrare arrogante, ma ho i risultati di una carriera a confortarmi, in quanto ciò che ho detto è stato sperimentato per decenni.
Non è il giorno per parlarle della valutazione dei docenti, la madre di tutte le riforme. Che prima o poi qualcuno farà.
Sul Corriere del 5 marzo ho letto dell’ultima indagini dell’AlmaDiploma di Bologna, realizzata su ventiquattromila diplomati del 2025. Alla fine i relatori hanno scritto: “È curioso che gli adolescenti chiedano alla scuola un sostegno alla loro vita emotiva o intima, molto più che un contributo alla conoscenza culturale e alla vita civile. Chiedono alla scuola ciò che ragionevolmente dovrebbe provare a dar loro la famiglia. Ritenuta, in tutta evidenza, inadeguata o incapace di aiutare: soprattutto per ignoranza”.
Leggo di Luca Ricolfi il 27 marzo sul “Messaggero”: “La teoria prevalente fra gli psicologi che si occupano di “disagio giovanile” (un’espressione che di per sé è già una teoria), è che la rabbia che conduce a gesti come quello del tredicenne accoltellatore della sua professoressa abbia radici in un deficit di ascolto: gli adolescenti hanno emozioni e turbamenti, ma gli adulti non li ascoltano”.
Aurora, tredici anni, Corriere del 29 marzo, uccisa dal fidanzato, aveva chiesto a ChatGpt, ma non ai genitori: «Secondo te dovrei lasciarlo?».
“Corriere” del 31 marzo. A Padova il Dipartimento di psicologia dello sviluppo dell’università ha reso noti i dati di un’indagine sul disagio dei ragazzi di Padova dopo il suicidio di due compagne. Lo studio ha coinvolto adolescenti, genitori, operatori sociali. Ecco una frase: “…In particolare, gli insegnanti avrebbero bisogno di essere valorizzati, aiutati a decifrare le nuove forme di comunicazione e relazione tra i loro ragazzi, spinti ad aprirsi nell’ascolto”.
Luca Ricolfi, sul messaggero di domenica 26 aprile: “… siamo sicuri che la strada del supporto psicologico sia la via maestra per affrontare il disagio che proviene dalla popolazione, in particolare giovanile e studentesca?
Venerdì 8 maggio ho saputo del ragazzo quattordicenne che dallo scoglio, prima di suicidarsi, ha chiamato i carabinieri, che l’hanno salvato; non i genitori o un prof.
Luca Bernardo, direttore dipartimento pediatrico Fatebenefratelli di Milano: “Alleanza scuola-famiglia per il bene dei ragazzi”, su La Verità del 9 maggio.
Due domande che rivolgevo sempre ai bambini, senza che i genitori ed i colleghi lo sapessero: «Che dovrei fare io e dovrebbero fare gli altri maestri per essere migliori?»; «Che dovrebbero fare papà e mamma per essere migliori?». Qualche volta ho avuto risposte molto importanti, che ho comunicato ai colleghi interessati, risolvendo quindi il problema. Poiché c’è quasi sempre un bambino che pensa di non essere trattato al meglio. Per quanto riguarda i genitori, fra i tanti episodi ricordo un papà che al ritorno serale a casa salutava sempre il mio alunno per secondo; salutava sempre prima la sorellina, che gli saltava in braccio. Tale situazione aveva distrutto il mio alunno, sia sul piano fisico che psicologico, con la disperazione dei genitori, che non sapevano il motivo. Il bambino mi ha confidato il suo problema in un colloquio privato. Parlandone col papà, il bambino in pochi giorni è rifiorito. A volte sono stupidaggini…
E se i ragazzi potessero scegliere il docente con cui parlare, uscirebbero fuori tutti i problemi. Penso al tredicenne ed alla prof di francese accoltellata. A volte i ragazzi si sentono sotto tiro senza motivo.
Io ho le idee molto chiare su come si potrebbe organizzare il tutto, visti i decenni di esperienza. Ho pensato ad una frase che si potrebbe dire ai genitori di ragazzi dalle medie in su, alla fine del colloquio: Ascolta tuo figlio in casa, se non vuoi ascoltarlo davanti ai carabinieri. Ma ce ne sono sicuramente di migliori.
Qualche giorno fa la mamma di un mio alunno, con il quale applicavo la metodologia sopra descritta, conosciuta quindi in famiglia ed applicata dalla figlia ora prof, mi ha inviato una lettera. È la lettera meravigliosa che hanno inviato alla figlia, ora prof, suoi ragazzi di terza media. Eccola…
La prego, signor Ministro, aiutiamoli questi ragazzi; e le loro famiglie.
Se potessi fare qualsiasi altra cosa per la scuola italiana, sarei a completa disposizione.