Per essere un bravo genitore bastano cinque principi. Quali sono le «cinque R» della rivoluzione nelle famiglie USA

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Cristina Ravanelli

DATA: 19 settembre 2025

«Per essere un bravo genitore bastano cinque principi». Quali sono le «cinque R» che hanno rivoluzionato le famiglie americane

Con le sue idee educative, flessibili e applicabili a tutte le età, la psicologa Aliza Pressman ha conquistato gli Usa: il suo libro è un bestseller, parola di New York Times (ora arriva in Italia). Una formula alla portata di chiunque? Sì, ma avverte: «Attenzione alle certezze assolute: ogni famiglia è unica»

Non c'è madre o padre che non se lo sia chiesto non una, ma centinaia di volte: «Sono un bravo genitore?». Ma quanti sono riusciti a darsi una risposta? E soprattutto, ne esiste una che vada bene per tutti e in ogni fase della vita? Quali capacità servono per raggiungere un obbiettivo del genere? L’ultima in ordine di tempo a provare a venire a capo della «domanda delle domande» è Aliza Pressman, psicologa dell’età evolutiva, autrice di un seguitissimo podcast (Raising Good Humans) e di un libro, I 5 principi per essere genitori migliori (DeAgostini), eletto dal New York Times bestseller internazionale, diventando una sorta di Bibbia per le famiglie americane, e ora tradotto anche in Italia (in libreria dal 23 settembre).

La strada suggerita dall’esperta americana è racchiusa nei cinque principi del titolo, cioè «cinque R» che riassumono altrettante idee educative alla portata di chiunque, flessibili e applicabili a ogni età: Relazioni (coltivare un legame profondo e stabile), Riflessione (riconoscere le proprie reazioni e capire come rispondere alle esigenze del bambino), Regolazione (saper gestire le emozioni per essere di supporto ai figli nei momenti di stress), Regole (stabilire limiti chiari e coerenti) e Riparazione (accettare che gli errori capitino, imparare a riconoscerli e a ricucire). Abbiamo raggiunto Aliza Pressman per saperne di più.

 

Dottoressa, lei però all’inizio del libro avverte che ci sono milioni di modi diversi per essere bravi genitori. 
«Crescere figli obbliga chiunque a riflettere sulla parola “bravo”. La psicologia dello sviluppo può essere d’aiuto perché si basa su una solida ricerca scientifica. Però la ricerca è dinamica: gli studi si svolgono in un determinato contesto storico e sociale. Pensi che, nel 1932, un opuscolo del governo statunitense rivolto alle neomamme consigliava di abituare i bambini, fin dalla nascita, a usare il vasino. E un testo del 1962 del dottor Walter Sackett raccomandava di dare caffè nero dai sei mesi in poi. È chiaro che oggi nessuno si sognerebbe mai di seguire queste indicazioni».

Regole o libertà, protezione o autonomia: oggi la scienza della genitorialità è più complessa che mai e le domande affollano la mente dei genitori che cercano la giusta via. Come possono orientarsi?
«L’illusione della certezza assoluta ha un fascino incredibile, ma gli estremismi non sono sostenibili. L’altro fattore da tenere in considerazione è l’esperienza: ogni famiglia è unica e particolare. Non c’è un solo modo per essere bravi genitori. Crescere un figlio non è una sfida che si vince o si perde: siamo tutti nella stessa squadra; quindi, non c'è una vera dinamica vincente-perdente».

Lei però ha la sua teoria: «cinque R». Esiste una gerarchia?
«No, non esiste. Sono principi universali e valgono per qualsiasi famiglia in ogni parte del mondo, anche se il modo in cui si esprimono può cambiare a seconda della cultura».

 

Ha esperienza con il modello genitoriale prevalente in Italia? Qual è secondo lei un difetto? E una virtù?
«Non mi piace sottolineare i difetti, preferisco concentrarmi sulle virtù: ammiro il vostro profondo legame con la famiglia e la comunità. La cultura familiare italiana è anche radicata nei rituali legati ai pasti, un modo salutare per sviluppare le relazioni».

Può farmi un esempio in cui uno dei suoi cinque principi ha cambiato un rapporto familiare?
«Scelgo Riparare. Tutti noi, inevitabilmente, viviamo momenti di discordia o di distacco. Sapere di avere a disposizione uno strumento come la "riparazione” non solo è rassicurante, ma è anche fondamentale per costruire un rapporto di attaccamento sicuro. In questo modo tutti i membri della famiglia capiscono che, solo perché si commette un errore o si ha un momento di incomprensione, non significa che il rapporto sia in pericolo. Con il tempo, questo dà ai bambini la convinzione di essere al sicuro nelle relazioni, non solo con i genitori».

Il modo in cui cresciamo i figli è importante, ma ci sono aspetti profondi del loro carattere che non cambiano: come lo spiega?
«Ho due figlie, Penelope e Vivian. Una si presenta in ogni situazione con simpatica vitalità. L’altra è la classica introversa, riflette prima di parlare e sceglie con attenzione i suoi legami. Sono cresciute entrambe nello stesso ambiente e con gli stessi genitori, ed entrambe hanno doti meravigliose, un particolare modo di vedere il mondo e personalità ben distinte. È una questione di temperamento, ovvero differenze individuali di origine genetica che caratterizzano il modo in cui ognuna di loro si muove nel mondo. Gli studi del XX e XXI secolo ci dicono che il temperamento si mantiene relativamente coerente nel tempo e nelle diverse situazioni. Può essere influenzato dall’ambiente e dalle reazioni dei genitori, ma di base ognuno di noi è quel che è».

Quando si ha più di un figlio quindi non ci si può relazionare con tutti allo stesso?
«Ogni bambino è unico nel suo modo di reagire all’ambiente. Anche ogni genitore è unico, e la compatibilità di base tra noi e i nostri figli può rendere la relazione più facile o più difficile. Però tutti possiamo diventare genitori abbastanza bravi per i figli che abbiamo. I genitori non possono decidere quale seme piantare, ma possono decidere di quale tipo di luce solare, acqua e terreno ha bisogno per crescere. Il temperamento è più una guida che un destino».

Come provano le sue figlie ad avere una madre che insegna agli altri come essere buoni genitori? E in che modo il suo lavoro ha influenzato il suo approccio alla genitorialità?
«Le mie figlie, che oggi hanno 18 e 16 anni, mi sostengono nel mio lavoro. Quando vogliono provocarmi, però, mi fanno notare qualche ipocrisia tra quello che dico e quello che faccio: di solito ne ridiamo insieme. Il mio lavoro e i miei studi hanno illuminato il modo in cui ho scelto di vivere il mio ruolo di genitore, anche se cerco di non farmi influenzare troppo dalle mode. Di contro, quando come madre mi accorgo di aver davvero sbagliato, mi sento ancora più in colpa. Fare un lavoro come il mio è un'arma a doppio taglio».

Bambini, adolescenti e smartphone: qual è la sua posizione?
«Rimanderei il più a lungo possibile e, una volta deciso di acquistarne uno, stabilire dei limiti sul suo utilizzo. Ad esempio, niente telefoni in camera da letto durante il sonno, niente cellulare durante i pasti (vale per tutti, genitori compresi), limitare o regolare l’accesso ai social media. Allo stesso tempo, lavorare con gli adolescenti invece di incolpare gli smartphone per tutti i problemi dei giovani di oggi è più realistico ed efficace».

Qual è la sfida principale per i genitori di oggi rispetto a quella della generazione che ci ha cresciuti?
«Lo stress e la pressione di dover fare sempre tutto al 100 per cento. E la mancanza di sostegno sociale».

È vero, come ci ha spiegato, che ci sono molti modi per essere un bravo genitore ma dalla sua esperienza di professionista, e anche di madre, secondo lei qual è la migliore definizione?
«Un genitore che ha un equilibrio tra connessione (Relazione) e confini  (Regole), ha sempre presente chi è il proprio figlio (Temperamento), sa quali sono i valori familiari e personali (Riflessione) e mette in campo tutto il suo impegno quando le cose vanno male (Riparare)».

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19 settembre 2025

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