Attività extrascolastiche al via: guida per la scelta tra i desideri di genitori e bambini

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Valentina Rorato

DATA: 15 settembre 2025

Tennis, basket, calcio e gli altri: quali criteri adottare? Divertimento o apprendimento? I consigli della pedagogista per non privilegiare solo le aspettative degli adulti

A settembre si torna a scuola, ma riprendono anche tutte le attività extrascolastiche. Corsi inglese, di musica, di tennis, per diventare dei piccoli Sinner, di danza, calcio e tutto ciò che possa aiutare lo sviluppo di passioni, talenti e competenze trasversali fondamentali.

La scelta giusta

Ma come si scelgono? Bisogna assecondare i desideri dei bambini o il genitore deve cercare di imporre le soluzioni, a suo avviso, migliori? «È fondamentale ricordare, specialmente agli adulti, che il divertimento e l'aspetto ludico dovrebbero essere al primo posto. Sebbene queste attività possano anche favorire l'apprendimento e lo sviluppo di talenti o competenze specifiche, la priorità assoluta dev'essere sempre la dimensione ludica e sociale», racconta Giovanna Giacomini, pedagogista, formatrice e ideatrice del portale Edu-wow.com.
«Un compito cruciale per i genitori è distinguere tra le proprie aspettative e i reali bisogni dei figli. La società odierna, spesso veicolata da social media e video, ci propone un'immagine di genitore ideale che offre infinite opportunità ai figli, portandoli a eccellere in ogni campo. Questo contesto rischia di farci proiettare sui bambini desideri e ansie che non sono i loro, perdendo di vista la dimensione dell'infanzia e l'individualità di ogni piccolo».

 

Coltivare ascolto e osservazione

Il modo migliore per scegliere l’attività «giusta» è osservando i bambini, che comunicano i loro bisogni anche senza parole: momenti improvvisi di irritabilità potrebbero indicare stanchezza e necessità di più riposo o gioco libero, mentre un bambino che cerca molta attenzione potrebbe aver bisogno di sfide più adatte a lui.
I genitori devono evitare di proiettare i propri sogni, le proprie ambizioni e anche le frustrazioni sui figli, che hanno il diritto di viversi un’esperienza libera da condizionamento. «Non aver paura se tuo figlio non eccelle o non ama determinate attività; non significa aver fallito come genitore. Molte generazioni, inclusa la nostra, sono cresciute senza la miriade di attività extrascolastiche di oggi, raggiungendo comunque serenità e successo nella vita. È essenziale distinguere la felicità della performance», aggiunge Giacomini.
«Questo implica anche abbandonare la competizione tra famiglie basata sulla quantità di attività e risultati. Dobbiamo concentrarci su ciò che serve a quel bambino, in quel momento della sua vita. I quattro anni di un figlio non torneranno più e ogni età ha il suo tempo. È essenziale ridefinire i nostri valori di base e ricordarci che i bambini hanno il diritto di vivere la propria infanzia».

Il vademecum

Esistono diversi elementi chiave, secondo la pedagogista, che si possono valutare per scegliere l’attività giusta:

  • Interessi emergenti. «Ascoltare attentamente gli interessi che il proprio figlio esprime. Se è ancora piccolo, osservalo: cosa gli riesce facile e spontaneo? Quali attività lo assorbono senza fatica? Spesso, proprio in questi momenti emerge un talento naturale che merita di essere coltivato».
  • Considerare l’unicità di ogni bambino. «Ogni bambino è unico. Se l'amico del cuore frequenta un'attività e nostro figlio desidera seguirlo, non è detto che sia la scelta giusta per le sue inclinazioni».
  • Non forzare il bambino a fare qualcosa solo perché «gli fa bene» o perché è di moda.
  • Età e sviluppo. «Considerare sempre l'età e il grado di sviluppo. Per i bambini più piccoli, attività propedeutiche come la psicomotricità o quelle puramente ludiche sono più indicate. L'obiettivo principale, in questa fase, è il gioco, non l'apprendimento formale. Dai 6 anni in su, si possono introdurre sport o corsi specifici, basandosi sulle preferenze espresse e sui talenti che iniziano a manifestarsi».
  • Obiettivi educativi. «Prima di iscrivere un bambino a una qualsiasi attività è fondamentale chiedersi: "Cosa vogliamo che tragga da questa attività?". Può essere un'esperienza meravigliosa sotto molti aspetti, ma il contesto è fondamentale. Un ambiente tossico, un allenatore svalutante, standard troppo elevati o valori in contrasto con quelli della famiglia possono annullare qualsiasi beneficio. Informati sul gruppo e sugli educatori: l'ambiente deve essere inclusivo, stimolante e accogliente per tutti, riflettendo i valori che guidano la vostra famiglia».
  • Fattibilità logistica. Inutile considerare attività che non sono compatibili a livello pratico con gli impegni della famiglia.

Quando la «squadra» è meglio 

É meglio scegliere le attività organizzate basate sulla socializzazione o individuali? «Le attività di gruppo, in particolare quelle con uno scopo divertente, rafforzano la fiducia in sé, promuovono lo sviluppo del carattere, l'empatia e la compassione. Sentirsi connessi con gli altri, uscire dalla propria dimensione individuale per entrare in relazione, sono aspetti fondamentali che queste esperienze nutrono. Attività di volontariato, ad esempio, non solo sviluppano competenze pratiche (come la sostenibilità ambientale nel caso della raccolta della plastica), ma promuovono anche un senso di agire attivo e proattivo per il benessere collettivo», conferma la pedagogista, che però sottolinea come siano così efficaci solo se il bambino partecipa con serenità.

Integrare le attività nella settimana scolastica

É molto importante oltre a scegliere un’attività che il bambino possa svolgere con piacere, anche inserire il corso in un contesto adeguato e non sovraccarico. Si consiglia quindi di stabilire una routine settimanale e quotidiana chiara. «Organizzare i giorni in modo da bilanciare gli impegni (come gli allenamenti di lunedì e giovedì) con pomeriggi completamente liberi. Si può adottare la regola del due, limitando le attività extrascolastiche a un massimo di due, in giorni distinti, almeno fino a una certa età (due giorni al di là del weekend)». I bambini devono avere il tempo di fare i compiti, ma anche di non fare nulla. Semplicemente, di riposare e giocare liberamente.

Per quanto, poi, sia difficile per i genitori modificare in corso la pianificazione settimanale, non bisogna dimenticarsi di essere flessibili e di «rallentare i ritmi se li vediamo sopraffatti, eliminare attività o, al contrario, introdurne di nuove se si percepisce svogliatezza. L'obiettivo è calibrare gli impegni sul benessere di tutti, genitori inclusi». E, il modo migliore per farlo, è osservando i bambini.

Segnali come stanchezza, calo di entusiasmo, difficoltà di concentrazione, cambiamenti nei risultati scolastici, alterazioni nei ritmi sonno-veglia o nelle abitudini possono indicare un sovraccarico.

15 settembre 2025 ( modifica il 15 settembre 2025 | 15:44)

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Come scegliere lo sport giusto

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Elena Meli

DATA: 19 settembre 2016

I più piccoli vanno spronati a camminare: via il passeggino dai tre anni. Ma lo sport non sostituisce il movimento quotidiano. Gli sport di squadra meglio dai 6-7 anni

sport

Settembre è il momento in cui anche i giovanissimi, oltre a tornare a scuola, riprendono a praticare un po’ di sport. Come scegliere l’attività giusta a seconda delle diverse età? «Prima di tutto i genitori devono sapere che esiste una differenza fra l’attività fisica generica e lo sport organizzato: la prima è fondamentale tanto quanto una dieta corretta e va incentivata nella vita quotidiana, promuovendo uno stile di vita «in movimento» — risponde Gianni Bona, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale —. Quando i piccoli iniziano a camminare occorre spronarli a farlo e dai tre anni il passeggino non va più usato; è bene abituare i bimbi ad andare a scuola a piedi fin dalla materna e intorno ai quattro o cinque anni, quando imparano ad andare in bici, sfruttare ogni occasione per utilizzare le due ruote. Poi, crescendo, si dovrà fare in modo di spostarsi il più possibile a piedi o in bicicletta perché nella routine giornaliera ci sia sempre una buona dose di moto.

Nuotare fa davvero bene a (quasi) tutti

I benefici del nuoto

Lo sport come un gioco: come sceglierlo

Solo dopo si può pensare allo sport, inteso come attività organizzata che integra ma non sostituisce il movimento quotidiano: non va bene, in altri termini, pensare di aver risolto la quota di esercizio fisico con due o tre ore di sport a settimana se per il resto del tempo il bimbo resta seduto». Prima dei quattro anni è impossibile parlare di un vero sport, fra i quattro e i sei, sette anni si possono pensare attività individuali perché il bimbo non è ancora pronto agli sport di squadra. «Più tardi, intorno ai sette, otto anni si può scegliere uno sport più specifico e l’ideale sarebbe favorire le attività che vengono “naturali”, come il nuoto o il calcio. È importante che il bambino viva lo sport come un gioco, esasperare la dimensione agonistica nell’infanzia rischia di portare al rifiuto dello sport — sottolinea Bona —. L’agonismo andrebbe spostato più avanti possibile così come gli sport molto specifici, per esempio perché sono asimmetrici, richiedono competenze di equilibrio o altro: per capire se lo sport che vorremmo far provare a nostro figlio sia adatto alla sua età si possono consultare le tabelle del CONI, che indicano l’età più opportuna per iniziare ogni disciplina». «Una visita da uno specialista in medicina dello sport può essere utile per indirizzare le scelte tenendo conto delle caratteristiche di ciascun bimbo — aggiunge Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana —. Valutando eventuali problemi ortopedici, endocrini, cardiologici potrà essere indicata la disciplina con minori rischi e maggiori vantaggi».

 

Per gli asmatici

Quali controlli prima di iniziare? «L’elettrocardiogramma viene imposto se si fa attività agonistica ma è utile per riconoscere solo una minima parte di disturbi cardiaci — risponde Bona —. Basta però una visita pediatrica approfondita per certificare il buono stato di salute e valutare patologie specifiche da segnalare alla società sportiva». L’asma che colpisce dal 5 al 10 per cento dei bimbi, è fra i problemi più diffusi ma, al contrario di quanto temono molti genitori, lo sport non fa affatto male, anzi fa decisamente bene, come ha appena segnalato la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica. «La sedentarietà è un rischio per i piccoli asmatici, che possono praticare quasi tutte le attività e non solo il nuoto come pensano molti», sottolinea Marzia Duse, presidente SIAIP. Ancora più diffusi e da “curare”, proprio con lo sport, il sovrappeso e l’obesità, come spiega Bona: «In questi casi è essenziale aumentare l’attività fisica quotidiana e consigliare sport adatti: il nuoto per esempio va benissimo, perché in acqua si annulla il fattore deleterio del peso in eccesso».