New York City fa causa ai social media per danni alla salute mentale dei giovani

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Roberto Cosentino 

DATA: 17 febbraio 2024

Arriva la causa contro a TikTok, Instagram, Facebook, Google e Snapchat, a meno di un mese dal discorso annuale del sindaco di New York, Eric Adams.

Dalle parole ai fatti. Lo scorso 24 gennaio il sindaco di New York, Eric Adams, nel corso del consueto discorso annuale, lanciò un’accusa pubblica ai social media. Definiti dallo stesso primo cittadino delle «tossine ambientali», a meno di un mese di distanza nel corso di una conferenza, ecco l'annuncio dell'avvio di una vera causa legale. I motivi per cui è stata intentata sono, secondo l'amministrazione di Nyc, i danni provocati alla salute mentale dei più giovani. «È giunto il momento di ritenerli responsabili di aver alimentato la crisi nazionale della salute mentale giovanile, e questo è il primo passo», ha affermato Eric Adams dal proprio profilo su X.

La città di New York ha sporto denuncia contro TikTokMetaSnap Alphabet. La conferma arriva dallo stesso sindaco, in un comunicato condiviso lo scorso mercoledì. Insieme alla Big Apple, anche il Dipartimento dell’Istruzione di New York e dalla New York City Health and Hospital Corporation. Questo è solo uno degli ultimi atti che vedono le piattaforme dover presenziare al banco degli imputati. Poche settimane fa le stesse sono comparse al Senato degli Stati Uniti, dove sono state accusate di avere le mani «sporche di sangue».

La causa

I capi di accusa sono tre e prevedono negligenza, negligenza grave e disturbo alla quiete pubblica. I social sarebbero infatti responsabili di aver manipolato i più giovani e aver intenzionalmente creato in loro una dipendenza tale per cui la loro attenzione venisse mantenuta sui social media. Le parti che hanno intentato causa richiedono un processo con giuria, che possa portare ad un cambio nella condotta di queste aziende, a cui dovranno anche seguire sanzioni pecuniarie.

I motivi delle richieste sono stati spiegati nel corso della conferenza stampa indetta dal primo cittadino newyorkese. La condotta delle società ha rappresentato non solo una crisi per la Grande Mela, ma anche un onere finanziario. Questo perché quanto causato dalle società si riversa sugli ospedali, nelle scuole e in altre comunità. Il sindaco Adams descrive gli adolescenti di New York costantemente disperati, incollati agli schermi dei telefoni e afflitti da una condotta scolastica negativa. Inoltre, mancano di abilità sociali a causa della dipendenza dai social media.

Le parole del sindaco

«La nostra città è costruita sull'innovazione e sulla tecnologia, ma molte piattaforme di social media finiscono per mettere in pericolo la salute mentale dei nostri figli, promuovendo la dipendenza e incoraggiando comportamenti non sicuri», ha riferito il Adams, che prosegue: «Stiamo intraprendendo azioni coraggiose per conto di milioni di newyorkesi per ritenere queste aziende responsabili del loro ruolo in questa crisi, e stiamo sviluppando il nostro lavoro per affrontare questo pericolo per la salute pubblica».

E ancora: «Questa causa e il piano d'azione fanno parte di una resa dei conti più ampia che plasmerà la vita dei nostri giovani, della nostra città e della nostra società negli anni a venire».  Laddove legislazione e burocrazia hanno il passo lento, ci pensano dunque i distretti scolastici, i gruppi di genitori e le città stesse a prendere l’iniziativa, i quali affermano che i giovani sono stati danneggiati dai social media.

La risposta dei social media

Di diverso avviso le piattaforme interessate. Andy Stone, portavoce di Meta, ha affermato che: «Vogliamo che gli adolescenti abbiano esperienze online sicure e adatte all'età, e disponiamo di oltre 30 strumenti e funzionalità per supportare loro e i loro genitori. Abbiamo trascorso un decennio lavorando su questi problemi e assumendo persone che hanno dedicato le loro carriere per garantire la sicurezza e il sostegno dei giovani online».

Alle sue parole seguono quelle di José Castañeda, portavoce di Google. «Offrire ai giovani un'esperienza online più sicura e più sana è sempre stato fondamentale per il nostro lavoro. In collaborazione con esperti di salute mentale e genitorialità, abbiamo creato servizi e politiche per dare ai giovani un'esperienza più sana e sicura online. Esperienze appropriate e controlli solidi da parte dei genitori. Le accuse contenute in questa denuncia semplicemente non sono vere».

I precedenti

Vero o no, non c'è giorno che i social non siano ritenuti colpevoli della condizione faticosa in cui versano i giovani statunitensi, secondo le parole del sindaco Adams. Difficile non ricordare le scuse di Zuckerberg che hanno avuto luogo all'inizio del mese al Senato degli Stati Uniti. Inoltre, la città di New York è, per quanto grande, più circoscritta dei 40 Stati Usa che hanno fatto causa a Meta per via di Instagramadducendo i medesimi motivi.

A questa si aggiunge la causa che vede Meta accusata di violare una legge federale, raccogliendo dati dei minori. Nuovo processo in vista, dunque. Porterà a qualcosa di concreto questo "primo passo" menzionato dal sindaco Adams, o ad un semplice "forte messaggio", come quello auspicato dal senatore Dick Durbin? Intanto, come riporta il Washington Post, il Kids Online Safety Act trova nuovi sostenitori al Senato, ma è ancora incerta l'approvazione della Camera degli Stati Uniti.

I ragazzini e la tecnologia: «Hanno in mano una Ferrari, ma non sanno dove andare»

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Laura Cuppini

DATA: 27 luglio 2016

ultimo

Estate non vuol dire solo vacanze. Per i genitori che lavorano significa anche inventarsi qualcosa perché i figli non patiscano la noia, la solitudine e (per quanto possibile) il caldo afoso. I centri estivi – delle scuole o privati – possono essere una soluzione, ma il venir meno delle abitudini invernali, inclusa la frequentazione dei compagni di classe e degli amici del quartiere, può favorire un fenomeno che negli ultimi anni sta crescendo a dismisura: l’uso di strumenti tecnologici (tablet e smartphone), videogiochi, social network fin dalla più tenera età e senza regole né di orario, né di contenuto.

Una questione che rischia di essere affrontata in modo ideologico, ovvero con i genitori più «tradizionali» da una parte (che organizzano per i figli giornate al museo, attività creative, sport, vietando o limitando le tecnologie) e quelli «smanettoni» che passano, loro per primi, molto tempo attaccati allo smartphone (giocando, chattando, sui social) e dunque non vedono motivo di negare tale possibilità ai propri bambini.

Per superare questa contrapposizione, che di certo non porta a nulla (soprattutto se un genitore la pensa in un modo e il marito/moglie all’opposto), c’è chi ha pensato di stilare delle regole – pratiche e facili – per fare in modo che l’estate non si traduca in un’immersione libera (e potenzialmente pericolosa) nel mondo virtuale, ma sia un’occasione – grazie anche al maggior tempo che si trascorre con i figli – per dare e darsi delle norme di comportamento, mettere in guardia sui rischi, far sì che lo stare «connessi» sia più costruttivo possibile e adeguato all’età del bambino. Perché anche solo far finta che il problema non esista è impossibile. E quei genitori che pensano «la cosa non mi riguarda, mio figlio non è interessato a quelle cose», potrebbero scontrarsi con il problema l’anno successivo.

Il vademecum è stato messo a punto da Pepita Onlus (cooperativa sociale impegnata in interventi educativi e sociali, percorsi di formazione e attività di animazione che opera in tutta Italia, con due sedi a Milano e a Bari), in collaborazione conRadiomamma, sito milanese di informazioni e servizi «family friendly».

«Durante i nostri incontri parliamo a bambini e ragazzini dai 9 anni in su, che usano abitualmente gli strumenti tecnologici – spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus -. Ciò che più colpisce è il loro grado di inconsapevolezza: sono persone che hanno in mano una Ferrari e la sanno guidare benissimo (meglio di noi adulti), ma non sanno assolutamente che strada devono fare, non hanno riferimenti. Fin da piccoli usano tante app, postano foto e video e sono del tutto ignari dei rischi, del fatto di poter fare del male a se stessi o agli altri. Per questo dico che il vero problema da affrontare non è il cyberbullismo (che è solo una conseguenza estrema), ma la quotidianità di questi ragazzi. I nostri figli, al contrario di noi, non hanno visto un mondo senza cellulari, smartphone e tablet; quando sono nati queste cose esistevano già, non concepiscono le proprie vite senza tali strumenti e non ne hanno alcuna paura. Per darsi un appuntamento si mandano un messaggio su WhatsApp anche se magari sono sotto casa dell’amico e potrebbero benissimo usare il citofono. Bisogna partire da qui. Durante gli incontri alcuni di loro mi dicono che se postano una foto che non riceve abbastanza “like”, dopo un po’ la tolgono. Come dire: solo ciò che pubblico online esiste, è oggetto di affermazione sociale (se riceve i giusti apprezzamenti). È una questione di autostima e di riconoscimento della propria identità. Per questo dico loro: ognuno di voi è un’opera d’arte, unica e irripetibile, dovete averne cura».

Le reazioni che Zoppi vede nei bambini e ragazzi che incontra sono positive: «Se sentono che l’adulto ascolta il loro vissuto e tenta di indicargli una strada, accettano di stare al gioco. Da parte nostra, seguiamo i gruppi nel tempo per capire se ci sono stati cambiamenti nel rapporto con le tecnologie e quali. Non basta dire le cose una volta e poi sparire, qui parliamo di continuità educativa. Per questo organizziamo incontri anche con genitori, insegnanti e allenatori sportivi, ovvero tutti coloro che hanno un ruolo nella crescita degli adulti di domani».

Ecco dunque cosa devono sapere i genitori che vogliono essere attenti (e consapevoli).

Innanzitutto – spiegano gli esperti – è importante che gli adulti visualizzino i rischi cui i ragazzi possono andare incontro usando in particolare i social network (Instagram, WhatsApp, Snapchat, Ask.fm, Facebook sono i più diffusi).

Cosa potrebbero vedere o fare:
• eccessiva condivisione di informazioni personali;
• visionare o condividere contenuti violenti o non appropriati;
• essere coinvolti più o meno consapevolmente in comportamenti inappropriati;
• recepire informazioni non veritiere, non verificate;
• creare una reputazione digitale che potrebbe creare problemi in futuro (condivisione di contenuti inappropriati).

Chi potrebbero incontrare:
• bulli o persone che vogliono intimidire, insultare;
• persone con profili falsi che hanno intenzione di fare stalking, estorsioni, furto di identità o di informazioni personali, adescamento.

Quali reazioni potrebbero derivare:
• paura di essere tagliati fuori e quindi eccessiva esposizione/utilizzo;
• insicurezza su come comportarsi in relazione a contenuti inappropriati, offensivi;
• tenere comportamenti rischiosi o essere spinti a farlo;
• sviluppare idee distorte rispetto alla propria immagine, alla percezione del proprio corpo.

Quindi i consigli pratici per mamma e papà (e anche nonni, insegnanti, educatori):

  1. favorite il dialogo e il confrontocon i ragazzi rispetto all’utilizzo dei social. Cercate di spiegare loro quali sono le opportunità e le potenzialità della Rete, ma anche a quali rischi potrebbero andare incontro. Invitateli a confrontarsi con voi o con altri adulti di riferimento nel caso dovessero imbattersi in contenuti inappropriati o persone insistenti, che chiedono informazioni troppo personali;
  2. verificate le impostazioni della privacysui social. Rendeteli consapevoli sui dati personali che non devono essere condivisi. Meno dati personali si condividono in Rete e meglio è. Sconsigliate l’utilizzo della geolocalizzazione (è una funzione degli smartphone che permette di comunicare la propria posizione in qualunque momento). Questa funzione può essere utile (in certe applicazioni permette di ricevere informazioni immediate rispetto a un luogo da visitare o a un locale da frequentare) e divertente (per far sapere ai tuoi amici dove ti trovi, se sei in vacanza o nelle vicinanze), ma non è sempre una buona idea far sapere a tutti il luogo in cui ci si trova;
  3. spiegate il potere delle parole. Chiarite con loro quale comportamento vi aspettate da loro nell’utilizzo dei social network. È importante farli riflettere: prima di scrivere/postare/condividere qualcosa in Ret occorre che si fermino e pensino a quali potrebbero essere le conseguenze di quello che stanno per inviare (sto scrivendo qualcosa che potrebbe offendere o disturbare qualcuno? È un contenuto imbarazzante?);
  4. monitorate le foto che postano online. Occorre far capire loro che ogni dato che viene pubblicato in Rete è «perso», non è più solo nostro. È fondamentale far capire questo valore soprattutto per la condivisione delle immagini e dei selfie. Bisogna spiegare ai ragazzi che la propria identità va protetta e custodita con cura;
  5. parlate loro della reputazione digitale. Quello che pubblicano oggi rimane sulla Rete per sempre. Prima di condividere/postare è quindi necessario riflettere sulle conseguenze di quello che si fa, non solo a breve ma anche e soprattutto a lungo termine. Sempre più spesso, per esempio, chi si occupa di selezione del personale fa riferimento alle ricerche su internet per ottenere informazioni su di noi;
  6. siate informati sui social networkpiù diffusi. Partecipate alla vita digitale dei figli;
  7. siate un buon esempio. Se chiedete loro un utilizzo responsabile dei social network e degli smartphone, sappiate essere voi prima di tutto responsabili;
  8. provate a concretizzare questi consigliin una serie di regole condivise su smartphone e social network: le password devono essere conosciute anche da voi (non è necessario accedere davvero, ma è bene che i ragazzi sappiano che potete farlo); definite gli orari in cui stare connessi non è necessario (per esempio, dopo un certo orario alla sera); definite i momenti in cui lo smartphone può stare in un luogo distante da voi e da loro (per esempio durante i pasti).

In conclusione, secondo Pepita Onlus e Radiomamma, «i social media (ovvero le applicazioni che permettono di creare e scambiare contenuti sul web) sono preziosi strumenti di comunicazione che possono trasformarsi in armi se non vengono utilizzati con attenzione e consapevolezza. Educare i nostri figli a riflettere prima di postare o condividere pensieri e immagini, fa la differenza: occorre essere informati, tenersi al passo con loro, interagire e mostrare interessamento quando hanno qualcosa da raccontarci. Fondamentale è non perdere mai il contatto con loro».

E questo è un consiglio prezioso, che vale per ogni aspetto della vita (anche quelli non digitali).