FONTE: Corriere della Sera
AUTORE: Valentina Rorato
DATA: 25 ago 2025
Antonio di Pietro, pedagogista ludico: «Con il gioco i nostri figli apprendono l’autoregolazione, la risoluzione dei problemi, la gestione del rischio e molte altre competenze che migliorano la qualità della vita»
«È naturale che l’anima del fanciullo abbia bisogno di gioco. I fanciulli sono per natura portati a inventare giochi e basta che si ritrovino insieme perché il più delle volte ne scoprano uno», insegna Platone, tratteggiando con una semplicità incredibile il senso del gioco per i bambini, che non è solo piacere e divertimento ma è una palestra per crescere, essendo un’esperienza vitale. Perché è così importante? Lo abbiamo chiesto ad Antonio di Pietro, pedagogista ludico, referente pedagogico del coordinamento regionale di Nati per la musica Toscana e collaboratore del Centro per la salute delle bambine e dei bambini (Csb onlus). «Come prima cosa direi che il gioco è importante "semplicemente" perché per i bambini è importante. Basta osservarli: giocano ogni qualvolta se ne crei l'occasione, giocano senza che nessuno glielo chieda. Poi quando giocano lo fanno con tanto impegno. Allo stesso tempo il gioco genera divertimento, ovvero un piacere che permette di ricercare, scoprire e conoscere qualcosa di nuovo rispetto a sé stessi, agli altri, al mondo intorno a noi».
Autonomia
Giocare è una motivazione a saperne sempre di più, che permette al bambino di esplorare l’ambiente, acquisendo il senso del tempo e dello spazio, imparando a conoscere il proprio corpo, ad allenare la fantasia, a regolare le sue emozioni e a confrontarsi con gli altri. È un’attività estremamente complessa con cui il piccolo allena la coordinazione mano-occhio, assimila modelli comportamentali adulti grazie all’imitazione. È consigliabile lasciarli giocare da soli o è meglio che siano guidati nelle attività ludiche? «Se pensiamo ai giochi della nostra infanzia molto probabilmente ricordiamo maggiormente i giochi autonomi, quelli sufficientemente lontani dallo sguardo degli adulti. Se la nostra memoria mantiene queste immagini un motivo deve pur esserci. Significa che il gioco autonomo è importante quanto quello condotto da un adulto - prosegue il pedagogista -. In una giornata con una forte presenza dell'adulto è fondamentale che i bambini si dedichino ampiamente al gioco autonomo, un tempo dove cavarsela da soli, accordarsi con gli amici, sentirsi liberi di partecipare. Aspetti da considerare anche quando si conduce un gioco».
Il decalogo
Per guidare bambini e genitori nella buona pratica del gioco, il pedagogista ha stilato un decalogo:
Andiamo dove ci porta il gioco. «Proponiamo i giochi della nostra infanzia: un bel modo per condividere le storie di vita, tenere accesa la propria giocosità e per apprezzare il giocare con "niente" (con le mollette per i panni, con la terra). Proponiamo nuovi giochi e giocattoli scegliendoli in base ai valori che rispecchiano. E poi andiamo dove ci porta il gioco, seguendo il "flusso" dello stare bene insieme».
Garantiamo giochi di tutti i generi. «Il gioco è una forma di nutrimento per la crescita e gli apprendimenti dei bambini. E una buona "dieta ludica", è quella sana e varia. Garantiamo un equilibrio sia fra la qualità dei materiali di gioco (legno, metallo, tessuto), sia fra le diverse tipologie di gioco (narrazione, strategia, movimento), evitando l'etichetta "giochi da maschi" e "giochi da femmine"».
Giochiamo sul serio. «Facciamoci caso, i bambini giocano con impegno e serietà. Giochiamo con loro impegnandoci anche noi nello stare al gioco. Se ne accorgono se siamo sinceramente interessati a giocare. Prendiamoci del tempo per stare ludicamente connessi ai figli, staccando da tutto il resto (pensieri, messaggi, social), disponibili esclusivamente in una "modalità gioco"».
Mettiamoci in gioco con gli schermi. «Scegliamo con cura i giochi con gli schermi, facendo attenzione ai contenuti (tematiche, grafica) e ai tempi: l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Accademia americana dei pediatri indicano di non utilizzare i device prima dei due anni, massimo 60 minuti a sei anni, poi non più di due ore. Fondamentale, quando i bambini utilizzano gli schermi (anche per giocare), è stargli accanto».
Costruiamo congegni ludici. «Meravigliosi, nella loro "imperfezione" e nel loro significato affettivo, sono i giochi e i giocattoli auto-costruiti. Realizziamo oggetti di gioco, tavolieri per i figli, costruendoli con loro. Ricerchiamo materiali e strumenti per far sì che i bambini possano creare con le proprie mani i loro congegni ludici».
Organizziamo incontri giocosi. «I bambini adorano giocare con altri bambini, ne hanno bisogno. Organizziamoci in modo che si possano incontrare fra loro per condividere il tempo libero giocando insieme, sia a casa (propria e dei compagni) sia all'aperto sia in spazi organizzati (ludoteche, parchi pubblici). Ci sorprenderanno».
Accogliamo la scintilla ludica della noia. «Sentirsi dire dai figli "mi annoio" potrebbe indurci a pensare di non fare abbastanza per loro, per poi correre ai "ripari" riempiendoli di cose da avere e da fare. I bambini hanno necessità di spazi con poche cose e di qualità, di tempi liberi e liberati, di calma e lentezza. Una sana noia è una scintilla che fa nascere idee giocose».
Giochiamo all'aperto. «Per salvaguardare la salute fisica, mentale e sociale, i bambini dovrebbero trascorrere ogni anno almeno mille ore all'aperto. Sono sempre più noti i molteplici benefici dello stare fuori. Facciamo giocare i bambini all'aperto, ancor meglio se in ambienti naturali, durante tutte le stagioni vestendoli in modo adeguato».
Lasciamoli giocare. «Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sull'importanza del gioco autonomo. Teniamo conto che i bambini per crescere hanno bisogno di cavarsela anche un po' da soli. Oggi il gioco autonomo è sempre più considerato un indicatore di qualità della vita. Ci sono ricerche che evidenziano una correlazione fra gioco autonomo durante l'infanzia e uno stare bene in adolescenza».
Giochiamo tanto per giocare. «Giochiamo tanto, nel senso di dedicare tempo al gioco a tutte le età. Ricordiamoci che quando giochiamo con i figli e quando loro giocano da soli o con i compagni, i bambini giocano per il gusto di giocare, quindi la finalità è il gioco stesso. In questo modo apprendono l’autoregolazione, la risoluzione dei problemi, la gestione del rischio e molte altre competenze che migliorano la qualità della vita».
24 agosto 2025
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