Bambini: futuri uomini o futuri robot?

FONTE: Il Sole 24 Ore

AUTORE: Pietro Bordo

DATA: 2 ottobre 2019

Questo che sta per iniziare è il mio quarantasettesimo anno di insegnamento nella scuola primaria, la scuola elementare (quattordici anni nella parificata, ventuno nella paritaria “d’elite” e dodici  nella pubblica), tutti a Roma. Con il testo che segue vorrei semplicemente evidenziare quello che è, a mio avviso, oltre alle ordinarie competenze professionali specifiche, l’elemento fondamentale per riuscire ad insegnare qualcosa ai bambini: una buona relazione significativa fra docente e discente.

 

Prima dell’inizio del mio primo anno d’insegnamento il direttore della parificata mi disse: “Ricordati che non potrai insegnare nulla ai bambini se non li amerai. Ma non basta: loro lo dovranno capire; aiutali a capirlo”.

Mi sembrava un’affermazione esagerata, ma nel corso degli anni ho sperimentato che era vera.

Qualche anno dopo non mi ha stupito leggere una relazione scientifica che diceva che è praticamente impossibile insegnare qualcosa agli alunni se fra docente e discente non si instaura una relazione significativa per la quale il bambino capisce che è accolto, accettato, amato a prescindere da qualsiasi altra considerazione.

Ho imparato che per realizzare questa relazione bisogna parlare al bambino individualmente, dandogli attestati di affetto, stima e fiducia. Soprattutto bisogna saperlo ascoltare, rispettando i suoi tempi comunicativi. Ogni bambino con il quale l’ho fatto (sono ormai migliaia) ne è stato felice e successivamente lui mi ha chiesto di parlare in privato, confidandomi problemi e gioie, piccole e grandi, di scuola e di casa. Ovviamente le gioie le abbiamo condivise e per i problemi abbiamo cercato insieme le possibili soluzioni. Ed i genitori sono stati informati di questi colloqui, dai quali spesso sono venuti a sapere ciò che nemmeno immaginavano, soprattutto paure del bambino che a volte non avevano motivo razionale di esistere ma lo angosciavano.

In alcuni casi ci sono stati problemi veri. Ricordo che molti anni fa un bambino, durante un colloquio in privato, dopo che gli ebbi chiesto come andavano le cose mi disse che la notte faceva sogni molto brutti, che si svegliava urlando e la mattina seguente era agitato, angosciato. Gli chiesi di che sogni si trattasse. Me li raccontò ed io gli dissi semplicemente che come erano venuti forse se ne sarebbero andati. Il giorno dopo volle parlare in privato e sorridente mi disse che i sogni erano spariti e quella mattina si era alzato felice. E le notti successive i sogni brutti non tornarono.

Quanto detto si realizza già in prima, con i bambini di sei anni, ed il contributo alla crescita personale e culturale del bambino è straordinario. I risultati scolastici hanno sempre tratto grande beneficio da questa relazione significativa, che non fa miracoli ma aiuta molto i bambini a dare il meglio di sé, poiché li motiva fortemente, li fa sentire importanti e sicuri che c’è chi è disposto ad aiutarli, a casa ed a scuola.

Ho trovato l’ennesima conferma di quanto anche a scuola le relazioni umane siano importanti studiando, e quindi “conoscendo”, Giovanni Bollea, un umanista della neuropsichiatria, padre riconosciuto della neuropsichiatria italiana, morto nel 2011.

In effetti Bollea attribuiva una grandissima importanza all’azione educativa degli adulti (insegnanti e genitori); considerava la società e il mondo degli adulti come responsabili nel prevenire il disagio, la sofferenza e anche le psicopatologie nello sviluppo dei bambini e degli adolescenti. Giovanni Bollea aveva una concezione aperta e globale del suo stesso lavoro clinico e credeva molto in un approccio integrato tra neuropsichiatria, educazione e azione sociale. Senza trascurare una analisi dei fattori neurobiologici per comprendere il comportamento dei bambini, attribuiva tuttavia una attenzione particolare agli aspetti psico-affettivi e socio-relazionali del suo sviluppo.

Pensava che insegnanti e genitori possono fare molto per prevenire il disagio e le psicopatologie. “Le madri non sbagliano mai” e “I genitori grandi maestri di felicità” sono diventati due bestseller. Essi affrontano la questione dell’educazione dei bambini e degli adolescenti con l’ottica di prevenire il disagio e i percorsi destrutturanti della personalità.

Era convinto che lo scopo dell’educazione è “la gioia di vivere insieme”. Ciò è molto di più del semplice educare, del guidare verso uno sviluppo armonico della personalità o l’acquisizione di una buona cultura».

Bollea staccò la neuropsichiatria infantile dalla medicina pediatrica mostrando che la sofferenza del bambino non è mai del tutto riconducibile ad una base organica. Secondo lui sono le relazioni umane a curare e ad avere bisogno di essere curate; e questo anche quando la malattia ha un’origine organica e genetica. Attribuiva una grandissima importanza alle relazioni sociali e affettive in qualsiasi progetto psicoterapeutico.

Bollea credeva molto nel ruolo educativo e anche terapeutico del contesto di vita. Giovanni Bollea consiglia ai genitori, ed immagino anche ai docenti, di parlare con i ragazzi e di ascoltarli; raccomanda anche ai genitori di fare il racconto della loro vita, di creare davvero una relazione basata sul dialogo.

 

Nel mondo scolastico ormai caratterizzato da un tecnicismo esasperato (DSA, BES,…), per il quale a volta invece che di bambini mi sembra di parlare di robotini, con i relativi software (uno per ogni materia), purtroppo tanti si dimenticano che il primo e più importante lavoro si compie nel "cuore dell'uomo" e il modo con cui questi si impegna a costruire il proprio futuro, fin da bambino, dipende del rapporto instaurato con chi lo dovrebbe aiutare a crescere, sotto tutti i punti di vista, rispettando la sua libertà; e dipende anche dalla concezione che ha maturato di se stesso e del suo destino.

 

Le scuole Faes (famiglia e scuola)

AUTORE: Pietro Bordo

DATA: 2 gennaio 2017

 

 

Le scuole Faes

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Esistono in Italia delle scuole che hanno un progetto di educazione globale: formazione più istruzione.

Questo progetto è teorizzato concretamente nel "metodo Faes".

Le scuole Faes hanno una caratteristica che le differenzia da tutte le altre scuole, anche cattoliche, e che le rende uniche.

In esse non si vede il bambino esclusivamente come alunno, ma principalmente come una persona, nella sua completezza, con tutti i suoi problemi, soprattutto quelli extrascolastici. Quelli che generalmente altrove non vengono tenuti in considerazione non solo per disinteresse per la crescita dello scolaro-persona, ma nemmeno per comprendere i risultati nello studio; che invece sono fortemente determinati da quei fattori.

Per risolvere questi ed altri problemi scuola e famiglia si scambiano informazioni, formulano diagnosi, progettano interventi mirati per ogni singola necessità del bambino.

E questi interventi vengono poi effettuati in parallelo, sia a casa che a scuola, con evidente effetto sinergico.

Il momento fondamentale per realizzare quanto sopra detto è quello del colloquio tutoriale fra l'insegnante incaricato ed entrambi i genitori. Entrambi, poiché entrambi educano.

Altri momenti ordinari molto importanti sono gli incontri collettivi periodici fra docenti e genitori e quelli fra i genitori, senza la presenza dei docenti, per parlare delle mete educative.

Vorrei ribadire che i colloqui tutoriali fra genitori ed insegnante incaricato e quelli fra insegnante incaricato ed alunno sono veramente degli strumenti preziosi per il bene del bambino.

Personalmente ne ho sperimentato gli influssi positivi sulla crescita della persona e conseguentemente sui risultati scolastici.

La collaborazione scuola-famiglia produce effetti sinergici incredibili sulla crescita del bambino.

Lo scopo fondamentale delle lezioni è quello di favorire lo sviluppo armonico di tutte le potenzialità del bambino, fisiche, psichiche e spirituali, e la gioia di imparare

Ciò è realizzato offrendo all'alunno stimoli che risveglino e indirizzino le sue energie vitali verso la formazione della "persona" che è chiamato a diventare. Quindi non coercizione o imposizione: stimoli, sin dal primo giorno.

Aiutando il bambino a conoscersi, accettarsi, a diventare una persona integrale in grado di operare moralmente, razionalmente, criticamente e responsabilmente nella società si realizza l'obiettivo di una vera educazione.

In questo contesto, nelle scuole Faes si evita di dare più importanza alle discipline che allo scolaro e di privilegiare in lui la sfera cognitiva a discapito di quella spirituale, affettiva e del corporeo.

Ciò poiché per essere efficace l'intervento educativo presuppone fra maestro ed alunno una relazione significativa, fatta non solo di insegnamenti ed informazioni, ma di comprensione ed accoglienza.

Una relazione nella quale l'adulto propone i valori come obiettivi da conoscere, da far poi propri in piena libertà e verso i quali tendere insieme.

La disciplina è tenuta in grande considerazione; ma non come valore in assoluto, ma come mezzo per poter lavorare al meglio. E non la si ottiene con comportamenti autoritari, ma responsabilizzando gli alunni (non punizioni, ma aiuti: tutti ne abbiamo bisogno, ripetono spesso i docenti)

E non si dimentica mai che "il primo e più importante lavoro si compie nel "cuore dell'uomo", e il modo con cui questi si impegna a costruire il proprio futuro dipende dalla concezione che ha di se stesso e del suo destino "(Centesimus annus).

Con particolare impegno si cerca di sviluppare nel bambino la consapevolezza della responsabilità verso la propria salute: un patrimonio ricevuto in dono da conoscere, da amministrare, da difendere, da accrescere non solo per sé, ma per il bene di tutti (lo stato di benessere è un diritto di ogni essere umano, ma si afferma nella misura in cui ognuno è fedele ai "doveri" verso la salute).

Ogni volta che è possibile, sicuramente quando, ad esempio, si parla di persone ed avvenimenti che hanno cambiato il corso dell’umanità, si cerca di stimolare i bambini a “pensare in grande”, a “volare alto”. Sono cioè aiutati a far nascere ed a sviluppare in loro la volontà di dare un contributo significativo al cammino dell’uomo.

Si cerca di raggiungere questo obiettivo non prospettando loro la possibilità del successo economico e sociale, ma la certezza della gioia di far del bene ai propri fratelli, anche quando fossero soltanto quelli più vicini.

Particolare cura si pone nel cammino del bambino verso l'autonomia; su questa strada è particolarmente favorito e attentamente accompagnato.

Poiché la famiglia è la sede primaria dell'educazione del bambino, attraverso continui colloqui con entrambi i genitori, come già detto, si favorisce l'interazione formativa con la medesima, e con la più vasta comunità sociale.

Tutto ciò, naturalmente, nell'esercizio della responsabilità del singolo insegnante.

Le attività si svolgono nell'ambito della giornata scolastica tenendo conto dei modi e dei tempi di apprendimento degli alunni e delle loro esigenze di igiene fisica e mentale.

Le varie attività si svolgono individualmente e in gruppi, a seconda delle necessità del singolo bambino o del tipo di capacità che si vuol raggiungere.

Il lavoro personale costituisce il momento di partenza e di arrivo in funzione del quale il gruppo esisterà ed otterrà dei risultati che saranno di buon livello scolastico se sarà rispettata l'individualità di ognuno.

Così facendo, se la riflessione, l'approfondimento e la conquista del singolo stimolano il gruppo ad un lavoro in continua evoluzione e miglioramento, il lavoro di gruppo a sua volta risponderà ai bisogni del singolo, ne svilupperà il senso di responsabilità e la solidarietà verso il prossimo, lo porterà a comunicare con gli altri e gli permetterà attraverso scambi, aiuti, confronti e rinunzie, ad accettare le proprie e le altrui limitazioni.

Si cerca di far nascere fra tutte le persone della classe la gioia di stare insieme in amicizia, in ogni tipo di relazione, pur con differenti ruoli, in un clima di rispetto reciproco, e l'interesse per le varie attività.

Quest’ultimo obiettivo è raggiunto anche attraverso molti giochi didattici.

Ogni tanto i bambini avranno momenti del tutto individuali, non programmati, durante i quali potranno sfogliare un libro, disegnare, raccontarsi a voce alta qualche bella barzelletta. Sì, barzellette, perché l'allegria, oltre alla disciplina, non mancheranno mai.

Si cerca sempre di sviluppare negli alunni il piacere della lettura.

A tal fine si evita l'imposizione della lettura di libri, che darebbe forse risultati ottimi a breve, ma potrebbe nel medio e nel lungo termine portare i ragazzi a nutrire avversione verso questa attività, che invece prima o poi scopriranno essere molto piacevole.

In classe ogni alunno ha degli incarichi, che ruotano mensilmente e saranno visibili su un'apposita tabella esposta in bacheca. L'obiettivo è quello di stimolarli ad una partecipazione attiva e responsabile alla vita scolastica e, di riflesso, a quella famigliare; e poi a quella nella società.

Se possibile, si terranno lezioni fuori dell'ambiente scolastico.

I compiti per casa serviranno a consolidare quanto appreso in aula. Essi saranno facili, poiché saranno stati spiegati in aula. Aumenteranno gradualmente e non saranno mai tanti.

Se necessario, per gli alunni in condizioni di svantaggio si realizzano realizzati percorsi individuali di apprendimento scolastico che, considerando con particolare accuratezza i livelli di partenza, pongono una progressione di traguardi orientati, da verificare in itinere. Così poi si potrà fornire ai bambini una base comune su cui poggiare la costruzione disciplinare successiva.

Tutti i compiti eseguiti in classe degli alunni sono corretti dall'insegnante, poi spiegati individualmente, punto per punto. Per quanto riguarda i testi di lingua italiana, gli alunni avranno per iscritto, oltre alla correzione degli errori, anche molti consigli per migliorare la capacità espositiva.

Durante gli ultimi mesi dell'anno scolastico si effettua un ripasso del programma svolto e un approfondimento dei punti più significativi dello stesso.

I compiti per le vacanze estive sono assegnati in funzione del programma svolto e al fine di consolidare la sua acquisizione.

 La valutazione degli alunni è continua ed è basata su prove oggettive. Sarà effettuata al fine di verificare il livello di preparazione degli alunni, per poter quindi elogiare chi è arrivato a buoni livelli, per poter programmare eventuali azioni di recupero e sostegno per chi ne mostrasse la necessità. Di tutto viene tempestivamente informata la famiglia.

La realizzazione di quanto detto richiede la costante e precisa verifica di tutto il lavoro svolto nella classe, unitamente ad una periodica, dettagliata programmazione.

Anche a tal fine, gli incontri fra gli insegnanti operanti sulla classe sono continui e, naturalmente, improntati all'amicizia ed alla massima collaborazione reciproca.

Nelle scuole Faes le squadre di insegnati sono molto coese.

Per aumentare l’impegno e l’interesse dei bambini durante le lezioni di lingua inglese, e quindi i risultati concreti, gli insegnanti di questa materia e quello incaricato della classe cercano di realizzare situazioni di sovrapposizione, specialmente durante le verifiche.

Una settimana prima del colloquio con i genitori l'insegnante tutor riceve dai colleghi che insegnano in quella classe, attraverso una piattaforma informatica, informazioni dettagliate su tutti gli aspetti della vita scolastica del bambino. Queste sono poi naturalmente riferite dal tutor ai genitori, insieme alle sue. In questo modo il lavoro svolto durante l'anno non è slegato, episodico, approssimativo.

Sono previste alcune uscite didattiche, per conoscere meglio la natura e il mondo che li circonda.

I bambini sono avvicinati al mondo dell’informatica in maniera intelligente e sono portati a realizzate varie ed interessanti esperienze scientifiche nel laboratorio della scuola e all’esterno.

Nelle scuole Faes il bambino è sempre rispettato, senza sopraffazioni.

Viene portato a consolidare o ad acquisire la consapevolezza che la famiglia è più importante della Scuola e di ogni altra persona.

Nelle scuole Faes ovviamente non c’è la sicurezza che i genitori riusciranno a realizzare i loro progetti sul proprio figlio, ma la certezza che molto probabilmente insieme, collaborando, si riuscirà a trovare la chiave per la soluzione degli eventuali problemi che impedissero al ragazzo di dare il meglio di sé.

Quanto sopra scritto deriva dalla mia felice attività di docente, per ventun anni, allo Iunior International Institute; ma sono sicuro che gli elementi fondamentali dell’attività del Petranova International Institute siano gli stessi.  

Attraverso i “link utili” della home page si arriva facilmente al sito delle due scuole Faes menzionate ed a quelli degli asili CEFA, che operano con modalità didattiche e pedagogiche correlate a quelle delle due scuole.