Galimberti: “Troppi alunni con diagnosi, scuole come cliniche”

FONTE: tg24.sky.it

AUTORE: Redazione

DATA: 25 febbraio 2025

Il filosofo e psicanalista prende posizione sull'aumento delle diagnosi che riguardano i Disturbi dell'apprendimento tra gli studenti già alle elementari: "La colpa è dei genitori, non interessa la formazione ma la promozione"ta articolo

"La scuola elementare sembra che sia diventata una clinica psichiatrica, sono tutti discalculici, disgrafici, dislessici, asperger, autistici, ma chi l’ha detto? Ai tempi miei non c’erano queste condizioni, c’era uno che era più bravo e quell’altro un po’ meno bravo che poi si esercitava e diventava bravo. Perché patologizzare tutte le insufficienze?" Sono le parole pronunciate del noto filosofo e psicanalista Umberto Galimberti di fronte a un pubblico di genitori e imprenditori durante un evento sulla scuola organizzato da Confartigianato Vicenza, che stanno facendo discutere in queste ore.

"È la strada dell'ignoranza, purché siano promossi"

Per Galimberti l’aumento esponenziale delle certificazioni per i Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) tra gli studenti sarebbe dovuto più all’interesse dei genitori nell’agevolare il percorso scolastico dei figli piuttosto che a reali difficoltà. “È la strada dell’ignoranza, purché siano promossi - ha concluso - perché ai genitori interessa questo, non la formazione“. Parole che, come prevedibile, hanno acceso un polverone online: in molti hanno chi criticato il suo pensiero, definendolo semplicistico e superficiale, e difeso l’importanza delle certificazioni per garantire un percorso scolastico adeguato agli studenti con Bes (bisogni educativi speciali).

Internet e computer non aiutano a migliorare le performance degli studenti. Ma è questione di tempo

FONTE: Il Sole 24 Ore

AUTORE: Luca Tremolada

DATA: 15 settembre 2015

Le scuole devono ancora sfruttare il potenziale della tecnologia in aula per affrontare il divario digitale e dare ad ogni studente le competenze necessarie nel mondo connesso di oggi. E’ questa la prima conclusione a cui si arriva dopo aver letto il rapporto Students, Computer and Learning dell’Ocse. In pratica, i Paesi che hanno fatto grandi investimenti nelle dotazioni tecnologiche delle loro scuole non hanno risultati apprezzabili nelle performance in lettura, matematica o scienze. E la tecnologia non ha avuto neanche effetti rilevanti per quanto riguarda l’inclusione e nel recupero degli studenti più poveri e disagiati.  Più nello specifico i quindicenni che usano moderatamente i computer a scuola tendono ad avere un miglior apprendimento dei coetanei che lo usano poco o nulla, ma quelli che lo utilizzano in modo massiccio tendenzialmente peggiorano nella lettura, in matematica e nelle scienze. Si legga l’articolo su Nova24tech.   È quello sotto, intitolato   Il computer in classe «da solo» non migliora il rendimento degli studenti. Ma per l'Ocse è questione di tempo

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L’interpretazione dei dati. Secondo l’Ocse una interpretazione di questi risultati è legata a un deficit nell’interazione tra studenti e insegnanti. La tecnologia, scrivono nel report,  “sometimes distracts from this valuable (prezioso) human engagement (“fidanzamento”). Another interpretation is that we have not yet become good enough at the kind of pedagogies that make the most of technology; that adding 21st-century technologies to 20th-century teaching practices will just dilute the effectiveness of teaching. If students use smartphones to copy and paste prefabricated answers to questions, it is unlikely to help them to become smarter. If we want students to become smarter than a smartphone, we need to think harder about the pedagogies we are using to teach them. Technology can amplify great teaching but great technology cannot replace poor teaching”.