Tre regole per la corretta alimentazione dei bambini

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Maurizio Tucci

DATA: 10 maggio 2013 

Varietà dei cibi, evitare gli spuntini tra un pasto e l'altro e proporre pasti equilibrati, senza sovralimentare i piccoli

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MILANO - In un momento storico in cui sovrappeso e obesità infantile sono, in Italia, un fenomeno che ha assunto le caratteristiche di una vera e propria epidemia, rispetto delle regole, varietà ed equilibrio sono le tre linee guida indicate ai genitori da Andrea Vania, presidente dell’ECOG (European Childhood Obesity Group), intervenuto al 69esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria che in corso a Bologna. «Rispetto delle regole - spiega l’esperto - nel senso che devono essere i genitori e non i figli a decidere cosa mangiare, mentre oggi assistiamo sempre di più a una sorta di dannosissimo menu a la carte proposto ai bambini, anche piccoli, per assecondare le loro voglie e i loro desideri alimentari. Invece, i bambini devono abituarsi a mangiare quello che i genitori ritengono opportuno che si mangi, in base a scelte operate con criteri diversi rispetto al solo "mi piace - non mi piace". Varietà, perché uno degli elementi essenziali di una buona dieta, in particolare per un soggetto in età evolutiva, è proprio il non fossilizzarsi su un numero ristretto di alimenti, anche se scelti secondo criteri nutrizionalmente ineccepibili. Equilibrio, infine, perché oggi è molto diffusa la tendenza da parte dei genitori a sovralimentare i bambini anche quando è del tutto evidente che non ce n’è alcun bisogno».

Ma come mai ancora sopravvive nei genitori questa mania di rimpinzare i figli oltre misura?
«Da un lato - spiega Vania - c’è sempre l’insano confronto con l’amichetto o l’amichetta che mangia di più, senza tener presente che il fabbisogno nutrizionale è assolutamente individuale; dall’altro lato, a volte è vero che molti bambini, ai pasti, rifiutano la "porzione" anche se è quantitativamente corretta, ma questo è spesso frutto del fatto che hanno mangiato disordinatamente tra un pasto e l’altro e che arrivano a tavola senza più appetito. Anche evitare questa cattiva abitudine fa parte di quel rispetto delle regole che invoco e che prescinde dal tipo di alimenti. Intendo dire che se tra un pasto e l’altro, invece di merendine e dolciumi, si mangia ogni ora una mela, ugualmente non è un fatto positivo, perché una corretta alimentazione significa un mix corretto tra alimenti, quantità e tempi».

Altra tendenza alimentare è quella del biologico. Bio è buono?
«Innanzitutto - precisa Vania - è bene essere consapevoli di cosa significa biologico: prodotto agroalimentare realizzato con un utilizzo nullo o bassissimo di additivi chimici e utilizzando tecniche rispettose degli equilibri e dei ritmi naturali. Per capirci, un carciofo prodotto in serra senza additivi chimici non è un vero prodotto biologico. Il prodotto biologico dovrebbe avere una totale tracciabilità e rintracciabilità su luoghi, metodi, componenti utilizzati, filiera del trasporto. Ad oggi, seppure la legislazione che regola tutto questo ambito esista, l’applicazione delle norme e il controllo è ancora molto vaga con un’eccezione per le carni, che sono certamente più controllate. Fatta questa doverosa premessa - continua Vania - un prodotto biologico è certamente più sano: basti solo pensare che la "durata" di un alimento ottenuto attraverso coltivazioni biologiche è minore e quindi deve essere necessariamente consumato più fresco, il che preserva maggiormente le qualità organolettiche e nutrizionali».

Naturalmente questo ha un costo che viene mediamente stimato tra il 50 e il 100% in più rispetto all’omologo non biologico. Anche senza entrare nel merito, sia pure molto importante, se questo incremento di costi sia equo o speculativo, la domanda che ci si pone, specie in un momento di grande difficoltà economica per le famiglie, è capire quanto sia importante per il benessere dei propri figli questo innegabile sacrificio economico.
«Anche se non ci fosse alcuna barriera economica - premette il presidente ECOG - la produzione biologica potrebbe coprire solo una piccolissima parte della domanda. Avere un’alimentazione totalmente biologica è quindi pressoché impossibile, per cui: niente fanatismi. Sul rapporto costi/benefici per quanto concerne, in generale, l’alimentazione dell’infanzia, specie in una situazione economica molto pregiudicata, ciò che in coscienza mi sento di dire è che, in assenza di latte materno, anticipare l’introduzione del latte vaccino nella dieta di un lattante togliendogli prematuramente i latti per l’infanzia (certamente più costosi) procura un danno al bambino. Potergli offrire una mela biologica è un regalo in più che gli si fa. Partendo da questi parametri, ogni famiglia sarà poi in grado di fare ciò che ragionevolmente può permettersi».

Meno tennis e cinese, più «no» ai nostri figli

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Rita Querzè

DATA: 31 dicembre 2013

La «valigia giusta» per crescere? La psicologa: «Troppe aspettative fanno male. Meglio insegnare il sacrificio»

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I figli, questi sconosciuti. Almeno per noi genitori. E non parliamo delle incomprensioni con ragazzi ormai adolescenti. Il problema c’è già dalle elementari, quando i nostri piccoli cominciano a mostrare la propria identità. Al bambino piace giocare a calcio? Noi siamo convinti che l’ideale per lui sia il basket. Il ragazzo è poco portato per la matematica? Secondo noi ha un futuro legato ai numeri. A scuola ha risposto con una parolaccia alla maestra? E’ lei ad aver capito male. L’elenco potrebbe continuare e ciascuno ha una propria casistica. Sempre legata, però, agli atteggiamenti dei genitori dei compagni di classe. Perché quando guardiamo gli altri, allora tutto risulta chiaro: «La mamma di Piergiorgio? Sta tirando su un teppista e non se ne rende conto». Noi, invece, siamo convinti di saperla lunga. Di conoscere alla perfezione di che pasta è fatto nostro figlio. Ma poi accade l’imprevisto. Un richiamo da parte di un insegnante, la telefonata di un altro genitore. La reprimenda di un vicino di casa. E ai più coraggiosi sorge qualche dubbio: «Mi sta sfuggendo qualcosa?». Urge il consulto di un esperto.

GUARDARE I FIGLI CON LE LENTI DELLE PROPRIE AMBIZIONI - «Il problema esiste, molto spesso i genitori guardano i figli indossando gli occhiali deformanti delle proprie speranze/aspettative - diagnostica Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva -. I genitori dovrebbero fare uno sforzo e rispettare la natura e la personalità dei figli. Purtroppo spesso questo non avviene». A discolpa di mamme e papà c’è il fatto che i bambini in quanto tali sono esseri in divenire, con inclinazioni non ancora chiare e definite. Se davvero– chessò – sogni di avere una figlia ballerina classica non è poi così difficile convincersi che la ragazza abbia la stoffa per esibirsi sulle punte. «E’ una debolezza comprensibile. E c’è di più: è giusto proporre ai bambini stimoli e opportunità. Ma poi bisogna osservare le reazioni. Saper fare un passo indietro e lasciare lo spazio perché la loro indole si manifesti», continua Ferraris. Possibile che noi genitori siamo così egoisti? Non era la felicità dei nostri figli il primo degli obiettivi?

ASPIRAZIONI O STEREOTIPI? - Azzardiamo un’ipotesi. Il benessere e le sovrastrutture della società in cui viviamo aumentano il livello di attese rispetto ai nostri piccoli. E più la classe sociale dei genitori è elevata, più le aspettative crescono. Si tratta di aspirazioni spesso legate a stereotipi: il nostro ragazzo da grande dovrà essere laureato, «smart», suonare il pianoforte, parlare due lingue tra cui il cinese. E, naturalmente, eccellere nel tennis. E se invece volesse fare l’elettricista e si appassionasse al podismo? Va anche detto che di questi tempi noi genitori di soddisfazioni ne abbiamo pochine. Al lavoro (quando c’è) mediamente non va un granché bene. Di soldi ne girano pochi. Bisogna fare bene i conti e spendere meno. E’ in questo contesto che la mamma di Andrea ti prende da parte davanti alla scuola per informarti che tuo figlio ha fatto un occhio nero al suo piccolino, del tutto innocente. E’ umano che la prima cosa che ti viene alla mente sia la seguente: «Innocente un corno, Andrea se la sarà cercata». «Come no, tutta la comprensione per i genitori, ma un buon educatore deve prima di tutto saper leggere in se stesso e non farsi confondere dalle proprie aspettative», insiste Oliverio Ferraris, che volentieri si presta allo scomodo ruolo di grillo parlante. Per poi aggiungere: «Attenzione, se stiamo facendo degli errori meglio accorgercene subito». In fondo se la luce dei nostri occhi in seconda elementare ha fatto un occhio nero ad Andrea ancora si può rimediare. Con una bella reprimenda e spiegando che così non si fa. E poi chi l’ha detto che la laurea, il tennis, il pianoforte e il cinese facciano la felicità? Nessuno oggi sa cosa servirà davvero ai nostri figli per cavarsela nel mondo quando saranno adulti, tra 15-20 anni. Anzi, un attrezzo utile da mettere nella loro valigia forse ci sarebbe. Uno solo, ma preziosissimo. Si potrebbe definire così: «Determinazione, serenità e spirito di sacrificio in abbondanza per perseguire obiettivi complessi in un contesto difficile». Ma forse è proprio quello che ci stiamo dimenticando.

Si parla molto e si comunica poco. Che fare se i figli «non ascoltano»

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Marta Ghezzi

DATA: 16 maggio 2014

Le parole che educano sono poche. L’errore più frequente? Mortificare 
Per educare non è sufficiente parlare, serve l’esempio e la regola

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La frase è nota. Un refrain comune a nove genitori su dieci: «Mio figlio non mi ascolta». Il ragazzo con le orecchie sigillate ha, in genere, un’età in zona adolescenza, ma con sempre più frequenza il «disturbo» colpisce, stranamente, anche la prima infanzia. Non c’è tono, pacato, normale, stridulo, acuto, imperioso, che riesca a raggiungere, e superare, la barriera del timpano filiale. È una cosa che diverte molto il pedagogista Daniele Novara. Nel suo simpatico accento emiliano ricorda a mamme e papà che: 
A. l’idea non ha base scientifica. 
B. al contrario, i bambini sono normalmente portati ad ascoltare i genitori.
La prova? Il bilinguismo. Se in casa si parlano lingue diverse, i piccoli le acquisiscono prestando attenzione alle parole dei genitori. 

Novara sa, però, che il tema comunicazione con i figli è un terreno minato. Delicatissimo. In queste settimane riparte un nuovo ciclo di incontri della Scuola Genitori, ideato dal CPP, Centro PsicoPedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti e sponsorizzato da Doremi Baby, e l’esperto ha deciso portare in cattedra l’argomento. «Farsi ascoltare! Come comunicare efficacemente con i figli» è il tema del suo intervento del 7 aprile alla Sala Provincia, via Corridoni 16 a Milano.

Perché i figli «non ascoltano»? 
«È un problema di natura educativa. I genitori di oggi hanno un modello educativo tipo peluche: morbido, compiacente, servizievole. Così si è creato l’equivoco che per educare sia sufficiente parlare. Un errore serio, perché l’educazione è esattamente il contrario: non si insegna con l’eccesso verbale, tipico delle nuove generazioni, ma con l’esempio e la regola. I problemi sorgono se si sostituisce una buona e chiara organizzazione educativa con le parole». 

Come parlare ai figli? 
«Quando sono piccoli, in modo chiaro e semplice. Se gli si chiede di fare una cosa o gli si affida un compito bisogna evitare la comunicazione ridondante, ricca di dettagli. Gratifica molto il genitore ma crea confusione nel figlio. Viceversa, quando sono adolescenti, bisogna imparare a tenersi a distanza. Dosare le parole per evitare il conflitto, per non farsi trascinare nella bagarre emotiva». 

Le parole dei figli possono essere taglienti. O accendere campanelli d’allarme. Come valutarle?
«Mai prendere troppo alla lettera quello che dicono i figli. Fino ai dieci anni il bambino ha una propensione al pensiero magico. Frasi preoccupanti come “a scuola mi rubano le matite” o “non mi regali mai niente” indicano un’autoreferenzialità che ha ancora caratteristiche magiche. Se ci si attiene solo al senso, si rischia di incagliarsi. L’adolescente, invece, parla spinto dall’enfasi emotiva, per svincolarsi dal controllo genitoriale. Quindi esagera ed esplode con frasi come “se non mi lasci uscire te la faccio pagare”. Il consiglio, quindi, è di ascoltare e cercare di capire cosa si nasconde dietro a una comunicazione magica o enfatica». 

Quale è l’errore più comune che blocca la comunicazione con i figli?
«Mai mortificare. Frasi, purtroppo frequenti, come “sei sempre il solito”,’“non capisci niente”,”non mi posso proprio fidare” sono deleterie. Minano l’autostima e hanno implicazioni negative sulla relazione genitori-figli. Non si arriva al rispetto delle regole con urla e sgridate». 

Per non essere soffocanti e rigidi si sceglie la carta dell’amicizia. Mossa giusta o sbagliata?
«Un clima amichevole in famiglia è piacevole. Ma attenzione: mamme e papà devono accettare la privacy dei figli e il fatto che è giusto che i ragazzi non dicano tutto. Oggi c’è questa nuova genitorialità-online, che permette di seguire, controllare, spiare. Non va bene: si alimenta una morbosità sbagliata, la pretesa di essere i migliori confidenti dei figli è un errore». 

Che fare quando si è esasperati e prossimi a “esplodere”? 
«Sono sempre molto scettico riguardo alle punizioni. Regole chiare e semplici sono lo strumento più efficace per arrivare a un buon livello di comunicazione. Se serve una pausa, penso sia utile provare con la tattica del silenzio attivo. Esplicitato. Di brevissima durata per i piccoli, quattro-cinque minuti al massimo durante i quali i genitori non parlano. Più lungo, ma mai eccessivo, se si tratta di adolescenti fino ai 15-16 anni».

Bambini, i trucchi per farli mangiare sano

FONTE: Corriere della Sera

AUTORE: Elena Meli

DATA: 3 gennaio 2014

I bimbi hanno gusti difficili: come convincerli a mangiare le verdure e a non rimpinzarsi di schifezze? Il decalogo dei pediatri americani

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Una lotta. Senza mezzi termini, spesso è proprio una vera battaglia quella che si combatte attorno al tavolo da pranzo quando in casa ci sono bambini: difficile convincerli a mangiare frutta e verdura, complicato far capire loro le poche, basilari regole del mangiar sano. Come far capitolare di fronte a insalata e carote anche il più schizzinoso dei pargoli? I pediatri americani hanno appena stilato un decalogo, a detta loro infallibile, pubblicato sul sito dell’American Heart Association: non è un caso, perché un bimbo che non impara a nutrirsi in modo corretto può diventare un adulto con uno stile di vita sbagliato, che più facilmente andrà incontro a problemi di salute.

REGOLE - Quali sono allora le regole d’oro per non cedere le armi quando alla sera, stanchi dopo una giornata di lavoro, l’ultima cosa di cui si avrebbe voglia è lottare perché i nostri figli mangino un po’ di verdura? La prima “legge” è introdurre cibi sani all’interno di piatti che il bimbo già conosce e apprezza: se ad esempio il piccolo mangia con gusto il risotto lo si può arricchire con pezzettini di verdura, se le patate al forno sono gradite si possono aggiungere nella teglia bocconcini di pomodoro o altri vegetali. Poi, può essere una buona idea coinvolgere i bambini il più possibile nella preparazione dei pasti, fin dall’acquisto degli ingredienti: se infatti sanno di aver dato un contributo ai piatti proveranno ad assaggiarli più volentieri. Terza e semplice regola, non acquistare i cibi che non vorremmo far mangiare ai bambini: se in casa non ci sono sacchetti di patatine, merendine, bevande zuccherate i figli inevitabilmente dovranno farne a meno. «In caso di fame, se proprio non riescono ad aspettare di arrivare al pasto, mangeranno quello che c’è: una carota, una mela. Un’altra buona regola è proprio quella di lasciare a disposizione dei bambini, in casa, cibo che possono mangiucchiare liberamente: ai piccoli piacciono gli snack, basta far sì che ne abbiano sotto mano soltanto di salutari», raccomandano gli esperti.

TRUCCHI - Un altro “trucco” per dare ai figli buone regole di alimentazione è stabilire orari precisi per i pasti e attenervisi: «I bambini amano la routine - spiegano gli statunitensi -. Se imparano che possono avere il cibo solo in determinati orari e non al di fuori dei pasti e delle merende, sarà più facile evitare che si abituino a introdurre calorie di troppo in modo incontrollato durante l’arco della giornata». È buona norma, quindi, aggiungere colore al piatto: mangiare verdure di diversi colori aiuta infatti a fare il pieno di nutrienti essenziali e può essere insegnato come un “gioco” ai più piccolini (con i grandicelli già abituati a schifare insalata, carote e pomodori, invece, è un trucco destinato al fallimento). «Un’altra buona regola è non esagerare nel salutismo a tutti i costi: un po’ di gelato o dei biscotti non fanno male - avvertono gli esperti -. Eliminare tutte le golosità può essere controproducente: alla prima occasione in cui potrà mangiare ciò che a casa gli viene proibito, il bambino quasi certamente tenderà a esagerare. Bisogna insegnare ai figli la moderazione, spiegando che anche un cibo non proprio sanissimo può essere parte della dieta, sporadicamente». Il decalogo prosegue ricordando che è bene non mangiare mai davanti alla televisione perché i bimbi, distratti dalle immagini, non si rendono bene conto se sono sazi o meno e finiscono per mangiare più del dovuto. Inoltre, sì a porzioni adeguate e no alla regola del “piatto pulito” per cui i bambini devono finire tutto ciò che è stato loro servito: mangiare anche quando non si ha più fame è uno dei motivi principali per cui si introducono troppe calorie e i bimbi, se non li forziamo, sanno invece capire assai bene quando sono sazi. «Infine, la regola più importante: i genitori devono essere un buon esempio per i loro figli, perché questi imparano per imitazione. Non ci si può aspettare che un bambino mangi l’insalata se noi siamo i primi a non toccarla», concludono gli esperti.